La Nuova Sardegna

Rischio recessione

Gli Stati Uniti sono ottimisti, l’Europa un po’ meno

Mario Macis *
20080612 - ROMA - FIN - BCE: URGENTE CONSOLIDARE CONTI ITALIA E ALTRI 3 PAESI. La sede della Bce a Francoforte, in una immagine di archivio. L'Italia e altri tre Paesi europei devono ''accelerare gli sforzi di consolidamento''. E' quanto si legge nel bollettino mensile della Bce, in cui si sottolinea che ''si tratta di un intervento particolarmente urgente, dal momento che alcuni Paesi hanno un margine di manovra scarso o  nullo, essendo gia' prossimi al valore di riferimento del 3% del Pil (in particolare la Francia, ma anche la Grecia, l'Italia e il Portogallo)''. ANSA/ARCHIVIO/DRN
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20080612 - ROMA - FIN - BCE: URGENTE CONSOLIDARE CONTI ITALIA E ALTRI 3 PAESI. La sede della Bce a Francoforte, in una immagine di archivio. L'Italia e altri tre Paesi europei devono ''accelerare gli sforzi di consolidamento''. E' quanto si legge nel bollettino mensile della Bce, in cui si sottolinea che ''si tratta di un intervento particolarmente urgente, dal momento che alcuni Paesi hanno un margine di manovra scarso o nullo, essendo gia' prossimi al valore di riferimento del 3% del Pil (in particolare la Francia, ma anche la Grecia, l'Italia e il Portogallo)''. ANSA/ARCHIVIO/DRN

Qui la ripresa è stata meno decisa e le conseguenze di guerra e caro prezzi sono più pesanti

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Pochi giorni fa Janet Yellen, la segretaria del Tesoro degli Stati Uniti, ha detto in un’intervista che «una recessione non è inevitabile». Parole simili sono state pronunciate in Europa, per esempio da Christine Lagarde, governatrice della Banca Centrale Europea, e dall’italiano Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia. Che ci sia tecnicamente una recessione (definita come una variazione negativa del prodotto interno lordo per almeno due trimestri consecutivi) oppure no, i prossimi mesi saranno comunque difficili, soprattutto in Europa. Quanto difficili, dipende da diversi fattori, primo fra tutti la guerra in Ucraina.

Lo ha descritto bene la Banca d’Italia nel secondo bollettino economico di quest’anno, dove ha delineato gli scenari possibili per l’economia italiana. Nello scenario più favorevole (ma forse, purtroppo, il meno probabile), in cui il conflitto si risolve rapidamente, il Pil italiano crescerebbe del 3 per cento nel 2022 e nel 2023, e l'inflazione scenderebbe dal 4 all'1,8 percento.

Nello scenario intermedio, che suppone una prosecuzione delle ostilità, la crescita sarebbe del 2 per cento quest’anno e l’anno prossimo, e l’inflazione resterebbe elevata, al 5,6 per cento nel 2022. Infine, nello scenario più severo, che ipotizza un inasprimento delle ostilità e l’interruzione delle forniture di gas russo, gli effetti sul Pil sarebbero pesanti, con una riduzione di mezzo punto percentuale nel 2022 e nel 2023, e l’inflazione all’8 per cento.

Per scenari più aggiornati bisognerà aspettare fino al 15 luglio, quando Bankitalia produrrà il terzo bollettino economico dell’anno. Purtroppo, gli eventi delle ultime settimane non sono incoraggianti. La guerra in Ucraina prosegue, e Putin ha ridotto i flussi di gas naturale a diversi paesi europei, tra cui l’Italia. L’Europa paga la propria dipendenza energetica dalla Russia, ma non solo. Se i paesi dell’Unione avessero immediatamente deciso di mettere un embargo al gas russo, avrebbero tolto a Putin una fonte fondamentale di liquidità, e si sarebbero potuti organizzare congiuntamente per affrontare le inevitabili difficoltà. Così invece si ritrovano comunque a corto di gas, ma in balia di Putin, e per di più pagando cifre esorbitanti per le forniture che ricevono.

Il piano del governo Draghi di imporre un tetto al prezzo del gas russo in Europa può portare sollievo a imprese e famiglie ma non è di facile attuazione. In ogni caso, il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea discuteranno questa possibilità nei prossimi giorni. Nel frattempo, la Banca Centrale Europea (Bce) ha annunciato la fine dei programmi straordinari di acquisti di titoli di Stato e l’aumento del tasso di interesse di 0,25 punti percentuali a luglio. L’obiettivo è contrastare l’inflazione, che secondo la Bce si attesterà al 6,8 per cento nel 2022, un livello ben superiore all’obiettivo del 2 per cento annuo.

La Federal Reserve americana aveva già alzato i tassi, e in maniera ben più decisa rispetto alla Bce. Negli Stati Uniti, già si vedono alcune conseguenze, per esempio nei tassi sui mutui che sono saliti dal 3 per cento al 6 per cento negli ultimi sei mesi. Naturalmente, il rallentamento dell’attività economica che segue le strette monetarie contribuisce alle preoccupazioni su una possibile recessione. E allora, è giustificato l’ottimismo di Lagarde, Gentiloni e Yellen quando parlano di recessione «non inevitabile»? Negli Stati Uniti, la ripresa post-pandemia è stata molto robusta, e il mercato del lavoro è ancora fortemente sbilanciato a favore dei lavoratori, con disoccupazione al 3,5 percento e due posti vacanti per ogni disoccupato. In queste condizioni, il rialzo dei tassi può rallentare l’attività economica senza causare una recessione. Almeno, questa è la logica che sta dietro l’ottimismo di Janet Yellen.

Anche in Europa lo shock combinato di guerra e inflazione arriva in un momento relativamente favorevole di crescita post-pandemia e con molte famiglie che ancora hanno risparmi da spendere. Infatti in alcuni settori, come i viaggi e il turismo, c’e’ ancora tanta domanda arretrata, come anche dimostrano i numeri di questo inizio estate in Sardegna e altrove. E i fondi del Pnrr, sempre che la sua attuazione prosegua come programmato, possono contribuire a sostenere l’economia. Eppure, i motivi di ottimismo in Europa e in Italia sono minori rispetto agli Usa.

In Europa, la ripresa post-pandemia è stata meno decisa, le conseguenze della guerra e dello shock dei prezzi dell’energia sono più pesanti, ed esistono preoccupazioni sulla sostenibilità del debito di alcuni paesi. Tutti questi problemi richiedono costante cooperazione e coordinamento tra i paesi europei. La possibilità che dalle elezioni politiche del prossimo anno esca una maggioranza dominata da partiti euroscettici è un ulteriore fattore di nervosismo in un quadro già molto complesso e incerto.

* Professore di Economia Johns Hopkins Business School Washington

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