La Nuova Sardegna

Energia green

Un qualunquismo che non dà futuro

Luca Rojch
Un qualunquismo che non dà futuro

Il consiglio regionale nell’apoteosi retorica produce un ordine del giorno il cui peso è quasi nullo

3 MINUTI DI LETTURA





Un’isola che va a carbone, olio combustibile e populismo. La classe politica regionale dà il meglio di sé quando si parla di energia. Argomento che diventa l’emblema di come si affrontano i temi chiave in Sardegna. L’isola non ha una strategia energetica, nessuna giunta ne ha mai elaborata una. Ma una parte della responsabilità è anche dello Stato che in modo colpevole non ha dotato la Sardegna di infrastrutture indispensabili per sostenere le imprese e le famiglie. L’isola è l’unica regione senza metano. Il presente è un groviglio di strade sbagliate e percorsi interrotti. Dal carbone al metano. Dalla dorsale al fotovoltaico. Dall’eolico ai combustibili fossili.

La Sardegna è rimasta senza corrente per colpa delle correnti. Quelle politiche, che spostano il baricentro della rivoluzione energetica. Al variare delle maggioranze è cambiato il combustibile magico. Petrolio, gas, vento, sole. Rinnegati il carbone e il petrolio, propellenti demoniaci nell’era green, il gas è superato, considerato un costosissimo carburante di transizione, con il peccato mortale di essere combustibile fossile. L’ecocoscienza impone solo energia rinnovabile. L’unico piccolo ostacolo a questa rivoluzione verde è come produrre l’energia pulita.

L’esercito green spinge per la transizione ecologica e sogna kilowatt eolici e fotovoltaici, ma non vuole né pannelli solari, né pale. Nel manuale dell’ecologista nimby i generatori ecologici vanno benissimo, ma certo non vicino a me, non nel mio comune, non nel mio territorio, non nella mia regione, ma neanche sul mare. Il risultato è che la Sardegna va avanti con centrali che producono energia sporca da fonti fossili. L’isola produce solo il 20 per cento della sua energia da rinnovabili. Resta più o meno il fanalino di coda in Italia. La Sicilia arriva al 44 per cento, il Lazio al 41, la Toscana al 47. La via green dell’energia è ancora tutta da tracciare e il traguardo delle emissioni zero somiglia alla fantascienza.

Il consiglio regionale nell’apoteosi di una ginnastica retorica e oratoria produce un ordine del giorno il cui peso è quasi nullo. Da un punto di vista politico ribadisce l’indisponibilità della Sardegna a ospitare parchi eolici. Ma tutti dal governatore all’ultimo dei consiglieri, si spera, sanno che il parere della Regione non ha nessun valore su una scelta che viene compiuta dallo Stato. Il voto può servire a strappare qualche applauso, ma non incide sulle scelte del governo. Un effetto in realtà lo ha: ribadisce l’incapacità della Regione a indicare un suo modello di sviluppo energetico, una strategia che dia respiro a imprese e famiglie e regali ai sardi kilowatt a prezzi competitivi.

Non basta comprare un’auto ibrida per dimostrare di avere un’anima green. Se poi per ricaricare le sue batterie si fa il pieno di energia prodotta da una centrale a carbone. Questo è più o meno il modello energetico che la Sardegna rischia di avere. Il ricorso della Regione al Decreto energia del governo è lo specchio di questa assenza di strategia. Maggioranza e opposizione, destra e sinistra, sembrano viaggiare sulla stessa carrozza del treno del qualunquismo. In cui si preferisce urlare alla pancia del popolo piuttosto che proporre soluzioni. Servirebbe meno retorica e più capacità di costruire un modello di sviluppo energetico armonico in cui la politica e non le multinazionali dovrebbe diventare protagonista.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative