La politica non cambia mai, tornano sempre gli stessi
Al di là dei nomi ad avere la visione scontata del remake è tutta la campagna elettorale - IL COMMENTO
Vince l’usato sicuro. Nel dare una scorsa veloce alle liste presentate dai partiti per le Politiche del 25 settembre c’è una sconfortante sensazione di già visto. Non perché si debba andare per forza alla ricerca del nuovo. L’imperante nuovismo in politica in questi anni ha generato i mostri dell’incompetenza al potere, ma una certa rinfrescata nell’offerta agli elettori non sarebbe del tutto sbagliata.
Al di là dei nomi ad avere la visione scontata del remake è tutta la campagna elettorale. Berlusconi si propone con uno spot che sembra riversato da un vhs del 1994. Ma c’è chi fa di più. Fratelli d’Italia e Pd ripropongono direttamente i protagonisti degli anni Novanta. Nei listini è un fiorire di Marcello Pera, candidato nel nord Sardegna per FdI, Piero Fassino e Pierferdinando Casini nel Pd, Giulio Tremonti, sempre FdI, molti catapultati in cima alle liste in più collegi. E anche l’impostazione della campagna elettorale segue il modello creato da Berlusconi nel 1994 e ingoiato, digerito e assimilato da tutti i movimenti politici. Nel supermarket elettorale il cittadino può scegliere il prodotto che più gli interessa. La salviniana flat tax che assicura a chi più guadagna la garanzia di pagare meno tasse, ma viene sostenuta dai ceti più bassi, e qui c’è tutta la genialità comunicativa della Lega. Ma il partito delle camicie verdi non si accontenta conia lo slogan “Credo”, e per fortuna non continua con “obbedisco e combatto”, e propone ai suoi elettori un’offertona speciale: zero iva su latte, pane, pasta, frutta e verdura. I 5 Stelle dopo avere sconfitto la povertà per decreto non si accontentano. Ripropongono il reddito di cittadinanza, l’eliminazione dell’Irap, la pensione anticipata per le mamme lavoratrici, la riduzione del lavoro a parità salariale. Il Pd l’aumento degli stipendi di una mensilità, 500mila case popolari, raddoppio degli stipendi degli insegnanti, contributi per gli affitti agli under 35. Forza Italia, che su questo campo non è seconda a nessuno rilancia con pensioni minime a mille euro. Mille euro a tutte le mamme, flat tax e la promessa di piantare un milione di alberi.
Se in mezzo a questi luccicanti slogan cercate programmi strutturati su sanità, trasporti, diritti, infrastrutture, scuola, ricerca, resterete delusi. In tv e nei giornali non c’è spazio per ciò che non parla alla pancia dell’elettore. Che non lo blandisce e gli regala l’illusione che quella scheda elettorale è un po’ come un biglietto della lotteria. Il partito che vince potrà cambiare la tua vita. Storditi da questo Amazon della politica per i cittadini diventa di scarso rilievo sapere chi li rappresenterà a Roma. Con la brillante legge che ha tagliato il numero di parlamentari le aree meno popolose come la Sardegna saranno rappresentate in modo minore. Diventeranno ancora più marginali. E con il sistema elettorale con cui si va al voto si toglie, in buona parte, anche la possibilità di scegliere il proprio candidato. Al massimo si può decidere il partito. I candidati nell’isola confermano i mali strutturali del sistema politico. I nomi espressi dal Pd sono lo specchio dell’attuale equilibrio delle correnti. Con l’occupazione manu militari dei lettiani di molte caselle preziose. Forza Italia è ancora un’emanazione diretta della volontà di Berlusconi, con la diarchia Pittalis-Cappellacci e Nizzi a fare da terzo punto di riferimento. I 5 Stelle hanno perso la spinta ribellistica che nelle precedenti Politiche li aveva portati a stravincerea. Ora il Movimento è diventato un partito strutturato in correnti, ha perso una parte dei suoi sostenitori e oggi cerca un equilibrio tra la Todde e Licheri. La Lega fa fatica a gestire la sua notorietà nell’isola, sembra avere più voti che candidati strutturati e fa fatica a gestire il suo rapporto padronale con il Psd’Az che nell’isola sopporta sempre meno i diktat lombardi. In nome dell’alleanza che ha portato Solinas in Regione i sardisti hanno accettato questo stato di cattività che li ha portati ad avere appena qualche spicciolo elettorale.
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