La Nuova Sardegna

Il ricordo

Diana per sempre principessa

Capo di Coda di Cavallo, Diana d'Inghilterra in costume da bagno Massimo Sestini e lo scatto 'rubato' di Lady D.
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Capo di Coda di Cavallo, Diana d'Inghilterra in costume da bagno Massimo Sestini e lo scatto 'rubato' di Lady D.

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“Addio Rosa d’Inghilterra”, intonava 25 anni fa Elton John, nell’abbazia di Westminster, come estremo saluto all’amica Diana Spencer, principessa del Galles, la donna più famosa del suo tempo, la più fotografata e amata. Nella sua breve vita ha aspirato ad essere sempre e soltanto “regina nei cuori delle persone”. All’epoca il suo funerale fu seguito in diretta mondiale da 2 miliardi di persone, riunendo per le strade di Londra 3 milioni di inglesi affranti e un mare straordinario di fiori deposti davanti a Kensington Palace. La commozione di allora si riverbera quasi intatta oggi: dopo un quarto di secolo Diana è ancora nell’affetto del suo popolo, una presenza viva che aleggia sui guai della Royal Family (non ultimo la condanna per sfruttamento e induzione alla prostituzione del figlio prediletto della regina), evocata ogni qualvolta si parla dei figli e delle nuore. Chissà se avrebbe mai immaginato che per il suo anniversario non ci sarebbero state commemorazioni ufficiali, o che Harry e William sarebbero diventati fratelli coltelli che non si parlano, ostaggi della pressione mediatica, dei loro matrimoni e di certe presunte invidie reciproche.

Ci sono persone al mondo che nascono con un carisma e un’empatia verso l’umanità tali da destinarle alla leggenda. Diana ha vissuto davvero come una “candela nel vento”, fragile e forte allo stesso tempo, ammirata per il suo stile elegante, per il fascino e la bellezza malinconica, per la vita privilegiata e ma sfortunata, adorata dall’intero pianeta per la compassione, l’informalità e l’anticonformismo, per l’audacia di sfidare i tabù di una corte reale conservatrice, cinica e sempre protesa a nascondere sotto il tappeto dell’infallibilità mancanze e debolezze. Ma Diana, per sua stessa ammissione, è stata uno spirito libero che ha seguito solo ciò che le diceva il cuore, in balia delle emozioni, candida anche quando ha ammesso di aver commesso adulterio. La “principessa del popolo” sapeva parlare al popolo con una rara capacità di comunicazione codificata dall’immagine che dava di sé, sempre lontana dai piedistalli dorati nonostante la vita lussuosa, un’immagine di donna fragile come qualsiasi altra donna, onesta nell’ammettere di aver sofferto di depressione, bulimia, autolesionismo, aspirazioni suicide, infelicità.

Durante il matrimonio con Carlo ha tentato di tutto per attrarre la sua attenzione, anche buttarsi dalle scale incinta del primo figlio, ma non è servito. “Mio marito mi ha fatto sentire inadeguata in ogni maniera possibile”, ha ammesso dopo il divorzio, dipingendo un quadretto di vita famigliare schiacciata dall’etichetta più intransigente, da un protocollo di comportamenti prescritti che prevaricava sentimenti, umanità e la sua stessa salute. Fin dal principio la “principessa triste” si è rivelata un personaggio troppo scomodo per la corte di Elisabetta, una figura avulsa troppo indipendente e provocatrice (pensiamo alle sue mise attillate o alla frequentazione con un musulmano) per non autoespellersi dalla prigione.

Il suo impegno sociale è stato parte del motivo per cui è ancora così stimata: per 16 anni ha sfruttato il proprio nome con grande generosità, sostenendo in qualità di madrina innumerevoli campagne benefiche, tra le più note quella di lotta all’Aids, alla lebbra , alle mine antiuomo, e di aiuto ai senzatetto, ai tossicodipendenti, ai bambini malati, alla Croce Rossa, agli istituti di ricerca. Alla fine, dopo anni di rapporti conflittuali con la stampa, sono stati proprio dei paparazzi, insieme all’alta velocità, a causare l’incidente mortale che negli ultimi mesi della sua vita aveva tanto paventato. Diana rimarrà unica e irripetibile, una figura di donna leggendaria, lady forever. La conformista Kate e la ribelle Meghan possono mettersi l’animo in pace: non saranno mai come lei.

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