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Le bugie e le omissioni della politica

Antonietta Mazzette
Le bugie e le omissioni della politica

L’attuale politica italiana, così come si è strutturata, per esistere ha bisogno di un elettorato disattento, poco formato e possibilmente smemorato - IL COMMENTO

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Avanzo due riflessioni in merito alla campagna elettorale in corso. Dichiaro subito che andrò a votare, nonostante le sirene dell’astensionismo siano piuttosto attrattive, a fronte del fatto che ormai da anni nel nostro Paese si stia impedendo ai cittadini di esercitare il diritto costituzionale di poter scegliere i propri rappresentanti. Impedimento voluto dalla politica complessivamente intesa.

Questo a prescindere da chi abbia materialmente elaborato ed approvato la legge elettorale: dal cosiddetto Porcellum (come lo stesso ideatore lo definì) al Rosatellum (dal nome del primo firmatario) attualmente in vigore. Questa sorta di coerenza interna alla politica mi ha portato a ritenere che l’astensionismo non sia veramente preso in seria considerazione dai nostri politici – anzi potrebbe persino essere funzionale alla conservazione del potere dell’establishment - e che le varie dichiarazioni di rammarico che sentiamo all’indomani di ogni elezione non siano altro che le “classiche” lacrime di coccodrillo riposte in un cassetto per tirarle fuori alla bisogna.

La prima riflessione è che l’attuale politica italiana, così come si è strutturata, per esistere abbia bisogno di un elettorato disattento, poco formato e possibilmente smemorato. Se così non fosse stato, molti degli slogan che circolano in queste settimane (e non solo) sarebbero stati rinviati al mittente quanto meno con dileggio, se non con sdegno. Senza entrare nel merito di chi dice cosa, anche se di esempi ne potrei fare un’infinità, mi limito ad uno solo: il nucleare.

Quante volte abbiamo sentito affermazioni del tipo «per uscire dalla crisi energetica dobbiamo investire sul nucleare». A questo proposito, su queste pagine è intervenuto il collega Plinio Innocenzi che con competenza ha spiegato quanto questa proposta sia densa di bugie, sia perché allo stato attuale delle cose non esiste un nucleare per così dire pulito, sia perché, anche nell’ipotesi di riconvertire il Paese in una fonte abbandonata referendariamente parecchi anni orsono, l’accesso a questa energia non è per niente immediato e ci sarebbe bisogno di qualche lustro per renderlo concreto, oltre che di una montagna di denaro. Inoltre, i sostenitori del nucleare dovrebbero dire ai cittadini con trasparenza dove ritengono di installare le centrali e che cosa intendono fare delle scorie radioattive, considerato che a decenni di distanza l’Italia non ha ancora messo in sicurezza neppure le scorie derivanti dal nostro (seppur piccolo) passato nucleare.

La seconda riflessione è che in questa campagna elettorale ci siano delle gravi assenze. Anzitutto la guerra in Ucraina e come l’Italia potrebbe contribuire a costruire un percorso di pace. Nel dibattito elettorale, a parte l’ovvio sostegno al Paese aggredito e qualche richiesta al governo in carica di scostamento di bilancio per gli effetti nefasti di questa guerra, sostanzialmente si tace, tutt’al più qualcuno si riferisce genericamente all’unica voce chiara (e inascoltata) che parla di pace, quella di Papa Francesco. In secondo luogo, la pandemia da Covid 19 che sembra per la verità archiviata dai più (anche dai cittadini), nonostante il bollettino quotidiano di vittime. A questo proposito, sembra non emergere alcuna riflessione programmatica sulle deficienze rese eclatanti dall’emergenza che stiamo attraversando da oltre due anni sia direttamente sulla sanità pubblica, sia più in generale sull’organizzazione dei servizi. Eppure, già ora la politica potrebbe convertire in proposte concrete i risultati di numerosi studi resi pubblici da ricercatori di varie discipline. Infine, il tema della messa in sicurezza dei territori, il cui suolo è ormai talmente fragile che ogni pioggia o siccità si trasforma in tragedia per gli abitanti.

E ciò è dovuto tanto ai decenni di sfruttamento e di incuria, quanto ai cambiamenti climatici sui quali, nonostante tutto, persiste ancora troppa disattenzione a diversi livelli con poche idee sparse e frammentarie.

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