La Nuova Sardegna

Emergenza energetica

La dipendenza tecnologica dell'Occidente

Plinio Innocenzi

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Quando gli interessi divergono, la parte più debole deve confrontarsi con la propria capacità e volontà di affrontare le conseguenze di un confronto in cui l'altra parte è in grado di imporre dure condizioni

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Le relazioni asimmetriche costringano la parte più debole a piegarsi alla volontà del più forte. Quando il più forte non condivide una comune base di valori, come avviene tra le autocrazie e le democrazie, queste asimmetrie possono divenire uno strumento di pressione se non di coercizione. La forte dipendenza energetica dell'Europa, e in particolare della Germania, nei confronti della Russia è il frutto di questa relazione asimmetrica che non è stata gestita o compresa per lungo tempo. Quando gli interessi divergono, la parte più debole deve confrontarsi con la propria capacità e volontà di affrontare le conseguenze di un confronto in cui l'altra parte è in grado di imporre dure condizioni.Oltre alla Russia, un altro paese con il quale si è creata una forte asimmetria è la Cina.

La Cina è però il più grande esportatore di beni del mondo, nel 2021 l'export cinese ha raggiunto la strabiliante cifra di 3.6 trilioni di dollari e per ben 173 paesi del mondo è divenuto il principale fornitore. Il dato interessante è che la gran parte dell'export cinese, circa il 90%, è in manufatti e questo fa del paese in molto settori un quasi monopolista. È una situazione di cui si è presa consapevolezza durante la pandemia, quando la Cina era praticamente l'unico paese a produrre mascherine e molti dei medici essenziali. La posizione monopolistica della Cina nella manifattura di molti beni, si estende dai pannelli fotovoltaici, alle batterie elettriche fino a materie prime strategiche come litio e terre rare.

Un altro prodotto la cui produzione è per il 95% Made in China, sono i container. Non sembrerebbe un grande problema se gran parte delle merci non viaggiassero da una parte all' altra del mondo proprio tramite container. Il monopolio nel settore, strategicamente perseguito da Pechino, rende bene l'idea di quanto la capacità cinese di programmare e la visione globale può consentire di giocare un ruolo primario nello scacchiere geopolitico utilizzando il commercio come strumento di pressione. La principale catena statunitense di grandi magazzini, Walmart, che impiega nel paese oltre 1,6 milioni di lavoratori, vende prodotti che per il 70-80% sono prodotti in Cina.Si tratta di una dipendenza difficile da districare, perché la delocalizzazione nel caso di prodotti tecnologici è estremamente complesso e di difficile compimento. Spostare le linee di assemblaggio fuori della Cina non rimuovere la dipendenza tecnologica e manifatturiera poiché gran parte dei componenti sono comunque prodotti da Pechino.

Nel frattempo a complicare un quadro già complesso, il bando degli Stati Uniti all'esportazione di tecnologie e prodotti avanzati nel settore dei semiconduttori contribuisce ad alzare il livello del confronto. Nonostante la grande capacità manifatturiera la Cina è ancora dipendente dall'estero per i circuiti integrati e nel 2021 le sono arrivate31 a 4 miliardi di più dollari di quanto importi in petrolio o prodotti alimentari.È una di doppia asimmetria e dipendenza tra le due superpotenze che dovrebbe portare a ai negoziali almeno per riaprire un dialogo. L'isolamento in cui è scivolata la Cina dallo scoppio della pandemia, la corsa al riarmo dei due paesi non possono essere guardati dall'Europa e dall'Italia con distacco e noncuranza.

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