Einstein telescope: mettiamoci al centro del mondo
In questa fase, anche solo parlare di impianti eolici nella zona tra Bitti, Orune e Buddusò danneggia la candidatura della Sardegna ad ospitare l’Einstein Telescope (ET), rischiando di minarla irreversibilmente. Figuriamoci approvare un progetto come quello nell’altipiano di Gomoretta. Ci torna in mente Tafazzi che a Mai dire gol amava autoflagellarsi colpendosi gli zebedei con una bottiglia. Un esempio di masochismo; sardo-masochismo per la precisione. Perché si mette in discussione l’unica cosa che solo la Sardegna può offrire e che è di fondamentale importanza per ET, e dunque l’unico elemento di vantaggio rispetto all’altra candidatura: il silenzio. Hai voglia dire, no, ma ora gli esperti valuteranno se davvero il parco eolico proposto è incompatibile eccetera eccetera.
Si tratta di precisazioni che valgono quanto le controindicazioni dei bugiardini. Importantissime, per carità, ma nessuno le legge. Gli olandesi, promotori del sito concorrente, citeranno il nostro comportamento schizofrenico come esempio di incoerenza e inaffidabilità. Si staranno fregando le mani. Diranno, avete visto? E voi volete costruire ET in Sardegna? E chi ci dice che a costruzione iniziata non ci ripensino? E tirino su un bel campo eolico? Già me lo immagino come cavalcheranno la nostra capacità autolesionistica. Per questo serve una azione energica volta a sospendere quell’approvazione. Serve un segnale politico forte, non basta far notare che l’iter prevede ulteriori valutazioni magari precisando che verranno fatte dagli esperti e non dai politici. Perché quell’atto di approvazione, nell’immaginario collettivo, che è ciò che conta in questa fase, è in contrasto con l’impegno formale assunto dal Governo Draghi e dalla RAS. E quest’incongruenza è sintomo di inaffidabilità.
L’inaffidabilità italiana, stereotipo abusato ma che noi per primi spesso stupidamente alimentiamo. Questo è il compito urgente che spetta ai politici sardi. A quelli che governano in RAS, ai neoeletti deputati e senatori, ai Sindaci. Mettere alle strette il governo per ritornare sulla decisione presa nell’ultimo Consiglio dei ministri e congelarla. Ma non basta una dichiarazione; bisogna essere molto incisivi! Stare sul pezzo, mordere e non mollare la presa. Pronti a incatenarsi a Montecitorio o a Palazzo Chigi, se occorre (per una volta avrebbe senso farlo). Attenzione, nessuno mette in discussione le potenzialità dell’eolico né il fatto che la nostra isola possa avere una vocazione in tal senso. Si tratta semplicemente di dare tempo al tempo, e di frenare momentaneamente le legittime aspirazioni di chi pensa ad utilizzi alternativi del territorio su cui potrebbe nascere ET.
Momentaneamente, fino a quando non verrà presa la decisione sulle candidature; parliamo di un anno! Certamente, l’eolico è una partita potenzialmente interessante. Non va quindi demonizzato l’atteggiamento interlocutorio assunto da alcuni rappresentanti dei territori interessati dal progetto ET. Quello sull’eolico è interesse comune degno di essere valutato e coltivato. Si tratta però di coniugarlo con l’altro interesse comune per quei territori che è far approdare ET a Sos Enattos. Parliamoci chiaro, ET è un progetto il cui valore aggiunto di breve e soprattutto lungo termine e le cui ricadute per lo sviluppo dei territori immediatamente coinvolti e dell’Isola più un generale sono decine e decine di volte maggiori di quelli dell’impianto eolico previsto a Gomoretta. Perciò, dato che non c’è proprio paragone, le popolazioni dei territori coinvolti, i rappresentanti di questi territori, dovrebbero avere il coraggio di credere e stringersi la mano per la causa comune, la causa comune di ET e fare squadra su questa strada.
Ovviamente, con le giuste rivendicazioni e con la progettualità necessaria affinché tutti possano essere partecipi dei ritorni che ET porterà a partire innanzitutto dalla fase di costruzione e nessuno abbia a pentirsi di aver rinunciato a un parco eolico. Si tratta di avere il coraggio di essere artefici del proprio destino. Si tratta credere davvero nelle potenzialità del nostro territorio, che può metterci al centro del mondo per il valoredell’infrastruttura che potremmo ospitare. Se ci crediamo, dobbiamo pretendere che quell’atto di approvazione venga smontato e smetterla di parlare di pale fino al 2024, quando la decisione su ET sarà presa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
