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Elezioni Usa, un bivio per il presidente Biden

di Nicolò Migheli
Elezioni Usa, un bivio per il presidente Biden

L’unico che si dimostra sicuro della vittoria democratica è il regista Michael Moore: dice di non fidarsi dei sondaggi

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Le elezioni del midterm sono la valutazione di metà mandato. Spesso il partito che ha vinto la presidenza le considera perse, nonostante il rischio dell’anatra zoppa: contrattare ogni provvedimento con un parlamento composto dagli oppositori. In primavera Biden veniva dato per perdente. I Dem durante l’estate hanno recuperato.

Il sondaggio del 2 novembre riporta il Gop in testa, segnando un mutamento di tendenza. La media aggiornata rivela che i Dem sono al 45,9% e i repubblicani al 46,7, il vantaggio del Gop nel “generic ballot” è dello 0,8%, il 31 di ottobre era solo dello 0,4. Secondo le previsioni FiveThirtyEight sulle probabilità di vittoria nel Senato, i Dem prenderebbero 49 seggi, contro i 51 dei repubblicani. Nel congresso i Dem avrebbero 206 seggi contro i 229 del Gop. Quel che preoccupa i democratici è che mai come ora c’è tanto interesse per un’elezione che negli Usa viene considerata minore. L’affluenza al voto negli Stati in cui già si può farlo e in quello per corrispondenza, vede una maggiore partecipazione di repubblicani e indipendenti. Il contrario del 2020 dove ad essere premiati furono i democratici. Tra gli strateghi Dem si sta facendo largo l’idea di aver sbagliato la campagna. Di aver puntato molto sul diritto di aborto dopo la sentenza della Corte Suprema, ma a giudicare dalle rilevazioni demoscopiche è un argomento che riguarda solo il 5% dell’elettorato. I Dem non hanno voluto affrontare l’economia nonostante i finanziamenti post pandemia di 2mila miliardi di dollari, per non dare un’arma in mano ai repubblicani che accusano quelle misure di aver innescato la spirale inflazionistica. La loro campagna, molto efficace, è incentrata su “la mia famiglia” i “miei soldi” e da perfetti soldatini i candidati non si allontanano dal copione. Bernie Sanders, il vecchio democratico, che sta girando gli stati in bilico, sostiene che l’errore sia stato non puntare sul Medicare, sulla riduzione delle tasse ai ricchi. Se vincessero i repubblicani, il sistema sanitario para pubblico che aiuta i poveri verrebbe ridotto o forse abolito, come verrebbero ridotte le tasse dei grandi patrimoni.

L’unico che si dimostra sicuro della vittoria democratica è il regista Michael Moore: dice di non fidarsi dei sondaggi. D’altronde nel 2016 fu il solo ad aver previsto la vittoria di Trump. In molti sperano che anche questa volta abbia ragione. Le elezioni per la maggioranza nel Senato sono appese ai risultati di Pennsylvania, Georgia, Nevada mentre il Congresso viene dato per perso. Tutto si gioca in questi ultimi giorni di campagna, sempre che i Dem abbiano la capacità di rimodulare i temi. Preoccupa la guerra civile strisciante. L’aggressione al marito della speaker della Camera Pelosi è l’indice di quanto il clima si sia invelenito. Prima dell’avvento di Trump i gruppi dell’Alt Right erano minoranza. Dopo il 6 di gennaio questi inalberano un solo argomento: le elezioni rubate a Trump. I capi come Steve Bannon condannato a 6 anni di galera, Alex Jones obbligato a risarcimenti milionari per aver diffuso fake news e Enrique Torrio imputato per l’occupazione del Campidoglio, non rallentano il movimento animato dalle tesi complottistiche. Secondo lo studio del Brookings Institute alle elezioni si presentano 370 candidati che non riconoscono Biden come presidente e 131 hanno la possibilità di essere eletti. Si discute molto sulle dichiarazioni di Kevin McCarthy, possibile speaker repubblicano del Congresso che ha detto che in caso di vittoria del Gop il contributo bellico all’Ucraina dovrà essere ridotto. Tanto che Biden sta pensando a uno stanziamento entro dicembre, prima che McCarthy assuma la carica. L’8 di novembre, come sempre, quel voto segnerà anche il futuro delle relazioni internazionali degli Usa. Se è vero che in politica estera c’è sempre continuità, esistono cambiamenti che hanno impatto sul mondo. Anche questa volta non sono da escludere.

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