Biglietti aerei troppo cari, per molte famiglie sarde feste insieme solo con una videochiamata
Riuscire a riunirsi per il Natale è diventato un costo proibitivo
Il lockdown sarà il nuovo tormentone di queste feste nell’isola. Passato il covid, almeno nella sua fase più virulenta e assassina, c’è un nuovo muro che blocca i sardi dentro la loro isola, che li sigilla dentro le loro case: è il caro trasporti.
Già perché tornare a casa per chi vive fuori dall’isola è diventata roba da ricchi. Nave o aereo il risultato non cambia. Servono portafogli capienti e una certa abitudine a essere taglieggiati da tariffe fuori mercato. La nuova versione della continuità si spiega in un attimo: non esiste. Se i voli per Roma e Milano sono ancora a prezzi calmierati per i residenti, ma diventano sempre più rari, tutte le altre rotte hanno costi fuori mercato sotto le feste. Si arriva a pagare oltre 700 euro per un volo da Alghero a Catania. Se si è disposti a volare a orari impossibili, all’alba o la notte, si può risparmiare qualcosa. Almeno in aereo. La nave, l’unico mezzo di trasporto per le famiglie il salasso è inevitabile. Un Olbia-Civitavecchia e ritorno per 4 persone con l’auto costa oltre 600 euro sotto Natale. Ma tra le tratte più economiche. Per le famiglie sarde riunirsi sotto l’albero è diventato proibitivo. Un ricordo sbiadito, prima per colpa del covid, che ha sigillato i sentimenti dentro una stanza e ha trasformato le feste in una interminabile videochiamata. Ora è il caro trasporti a rendere impossibile il ritorno a casa di molti sardi. La deregulation dei cieli e dei mari la pagano alla fine le fasce più deboli. Dopo anni di incertezze e di braccio di ferro con l’Ue e i suoi regolamenti i sardi si trovano a non avere più la certezza dei voli a prezzi calmierati e i collegamenti marittimi a costi sostenibili per le famiglie. Un’emergenza che diventa una delle priorità della giunta Solinas. Il nuovo assessore Antonio Moro dovrà cercare di realizzare un doppio miracolo. Abbattere il caro tariffe e garantire le rotte per tutto l’anno. Sia per la continuità aerea, sia per quella marittima, anche se su quest’ultima di fatto la Regione non ha quasi voce in capitolo. Per un meccanismo incomprensibile la Ct1 dei tre scali sardi è studiata, decisa e trattata dalla Regione con l’Ue, con il tramite del governo. Ma sulle rotte via mare il governatore di fatto non ha nessun potere decisionale. Al massimo può tentare la via della persuasione politica, ma in questi decenni le diverse giunte non sembrano avere avuto molto ascolto. Servirebbe una riforma e forse un modello di continuità territoriale rivoluzionario e differente. Un progetto che la giunta Solinas non è mai riuscito a elaborare in questi quattro anni di governo. Al contrario la Ct1 negli ultimi 24 mesi ha fatto ulteriori passi indietro, e ormai la Regione sembra essere quasi rassegnata all’impossibilità di assegnare le rotte. La situazione non migliora per la continuità marittima, in cui di fatto c’è una sorta di accordo tra compagnie a cui lo Stato dà un via libera postumo. Una situazione insostenibile per i sardi, e per il loro diritto alla mobilità, ma anche alla mobilità delle merci. Un fattore fondamentale anche per avere la speranza di poter stare nel mercato internazionale con il made in Sardinia, diventato in questi anni sempre più una rarità.
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