La Nuova Sardegna

L'ondata di proteste

Il collasso del regime iraniano

di Nicolò Migheli
Il collasso del regime iraniano

Nei circoli internazionali si dà per possibile la caduta della teocrazia, che non potrà resistere a una pressione così forte

3 MINUTI DI LETTURA





Giovedì 8 dicembre in Iran è stato impiccato Mohsen Shektari, un giovane di 23 anni reo di aver partecipato alle manifestazioni e i tre fratelli del Belucistan iraniano: Omar, Nader e Noushivaran. L’ayatollah Amed Khatami membro del Consiglio degli Esperti, riferendosi all’esecuzione di Shektari, ha detto: «Ringraziamo la determinazione della magistratura, che ha inviato il primo rivoltoso al patibolo in questi giorni. Fate loro sapere che la legge regna in questo Paese».

Sono le prime esecuzioni rese pubbliche, secondo le opposizioni altre sono avvenute nel silenzio dei luoghi di detenzione. I parenti nel momento della consegna dei corpi delle vittime vengono costretti a eseguire le esequie di notte, in modo da non dare occasione a nuove manifestazioni popolari. I regimi teocratici sono peggiori di altre dittature, perché le rivolte come quella iraniana, non sono solo reati ma toccano la sfera metafisica. Non più una trasgressione alle leggi civili, ma un peccato, un attentato ai testimoni del divino in Terra. Shektari e i tre fratelli beluci hanno calcato il legno del patibolo, perché colpevoli di “Moherebeh” inimicizia contro Dio. Se si cade nell’assoluto ogni possibilità di dialogo diventa impossibile. Quel clero si identifica con il velo da loro imposto alle donne nel 1983, l’abolizione sarebbe contraria alla legge divina. Il potere teocratico ha scelto di resistere alle pressioni popolari e di affogarle, senza processo alcuno, in un lago di sangue. Anche loro però si accorgono di essere alla fine di un dominio quarantennale. La serrata di questi giorni dei negozi del Gran Bazar di Teheran lo dice. Quei negozianti sono dei conservatori, però quel potere ottuso, fuori dalla contemporaneità, li ha stancati. Tanto che emissari degli ayatollah si sarebbero recati in Venezuela, Paese amico, per contrattare l’esilio politico delle figure più eminenti e delle loro famiglie in cambio di investimenti miliardari.

Nei circoli internazionali si dà per possibile la caduta della teocrazia, che non potrà resistere a una pressione così forte. Si confrontano due scenari. Il primo, le manifestazioni si fanno imponenti tanto da provocare una fine rovinosa del potere attuale. Un governo di transizione richiama gli esuli in Patria che verranno accolti da una folla festante, come lo fu Khomeini nel 1979. Tra di loro personalità eminenti con studi nelle migliori università che instaurerebbero un governo democratico e una società aperta. Un governo che riprenderebbe i rapporti con l’Occidente, cancellerebbe le sanzioni e promuoverebbe lo sviluppo. Una prospettiva ottimistica che va incontro al punto di vista occidentale, che forse sottovaluta che gli iraniani, tutti, sono molto nazionalisti e un rapporto esclusivo con Usa e Eu non è nelle loro corde. Peraltro l’opposizione è divisa e ha idee diverse sul Paese e sul futuro.

Il secondo, forse più realista, contempla sempre l’allontanamento dei religiosi dal potere sostituiti dai laici delle fondazioni che fanno capo ai Pasdaran. Le più importanti: “Bonyad Mostazafan”, la fondazione degli Oppressi, i diseredati e i poveri, la “Bonyad Shahid va Omur-Janbazan”, quella dei Martiri e dei Veterani della guerra irano-irachena. Conglomerati economici che controllano molto dell’economia iraniana. L’edilizia per l’80%. Tanto che alcuni osservatori, soprattutto americani, hanno definito l’Iran un Paese pretoriano. Abbattere le fondazioni significa anche togliere risorse economiche, incarichi, alla nuova borghesia che durante gli anni di regime è prosperata. In questo caso il rischio di una guerra civile armata è plausibile. L’ipotesi più accreditata è che il potere passerebbe a loro. Secondo Nicolas Pelham, corrispondente dell’Economist dal Medio Oriente, nel difficile equilibrio della politica iraniana - clero, popolo e forze armate - saranno i militari a decidere il futuro, vincano la rivoluzione delle donne o gli ayatollah.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative