La Nuova Sardegna

Il bonus in pericolo

Senza App18 giovani meno liberi di scegliere

di Silvia Sanna
Senza App18 giovani meno liberi di scegliere

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Metti un diciottenne di fronte a una pila di libri, se non c’è quello che sta cercando li lascerà tutti sullo scaffale. Oppure ne prenderà uno a caso e subito dopo lo parcheggerà sulla scrivania o dentro un cassetto. Quel libro lo dimenticherà presto, forse non lo sfoglierà mai o si fermerà all’introduzione: non è il suo libro, perché non l’ha scelto lui. I soldi spesi saranno persi insieme all’opportunità di soddisfare una curiosità di quel ragazzo, un suo interesse, la voglia di approfondire un tema o di leggere un testo di cui ha sentito parlare e che vorrebbe commentare con gli amici. Il ragazzo resterà deluso e sentirà scemare la sua voglia di cultura perché non si sentirà libero di saziarla a modo suo.

Questa è una sconfitta per tutti, l’esatto contrario di quello che dovrebbe accadere in un mondo ideale, in cui un adolescente che ha voglia di leggere qualcosa di diverso dai post social dovrebbe avere a disposizione una distesa infinita di libri e una cerchia di adulti orgogliosi intorno che lo incoraggiano ad attingere a suo piacimento: anche lui in questo modo si sentirà più grande perché più rispettato, più libero.

Invece no. La maggioranza che governa il Paese vuole modificare l’App18, cioé il bonus da 500 euro che dal 2016 viene messo a disposizione dei 18enni per acquisti di carattere culturale: libri appunto, ma anche musica, cinema, ingressi ai concerti, a teatro, alle mostre e ai musei, corsi di lingua, lezioni di danza. Il bonus ha avuto successo, lo dicono le percentuali di lettura in aumento nella fascia d’età 18-21 anni, e lo confermano gli stessi diciottenni, sempre di più anno dopo anno, che quel tesoretto lo aspettano con trepidazione: 500 euro non sono pochi, spiegano, e gestirli al meglio ci fa sentire responsabili. E liberi.

Ora si cambia, anche se non è chiarissimo come. Un po’ come accaduto per il reddito di cittadinanza, la maggioranza di governo ha deciso di stanare i furbetti ma per farlo spara nel mucchio: nel caso dei diciottenni a farne le spese non saranno solo quelli che barattano scontrini di libri con smartphone usati o giochi per la play, ma anche quelli (e sono la maggioranza) che i 500 euro li investono in testi scolastici che altrimenti non potrebbero acquistare o in attività varie che arricchiscono la cultura e fortificano lo spirito.

Il Governo punta a introdurre una serie di paletti, tra i quali quello legato al reddito: significa che se l’Isee supera una certa soglia il diciottenne perderà il diritto al bonus e i soldi per il libro o l’ingresso alla mostra dovrà chiederli ai genitori. In realtà non è scontato né che il ragazzo lo faccia, perché magari non ha voglia di dare spiegazioni, né che gli siano dati, se dall’altra parte il suo interesse verso un determinato argomento non è condiviso o peggio osteggiato.

È qui si torna al concetto di partenza, quello della libertà. L’App 18 come ha funzionato sinora la rispetta, perché non va a frugare nelle librerie o tra le passioni degli adolescenti: al contrario, le incoraggia, senza giudicarle. E non è accettabile che qualcuno tiri fuori il vecchio luogo comune della coperta troppo corta: l’economia italiana è in difficoltà e i 230 milioni dell’App 18 devono essere dirottati per sostenere con più forza il mondo dell’arte, dell’editoria e della cultura in generale.

Tutto giusto, ma perché nel lato corto della coperta ci sono sempre i più giovani? Proprio quelli che saranno il nostro domani, grazie allo studio, alla cultura ma anche alle libere scelte che li aiutano a pensare in autonomia e li trasformano in adulti consapevoli.


 

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