La Nuova Sardegna

Moda o modo d'essere?

I tatuaggi come segno di identità

di Vanessa Roggeri
I tatuaggi come segno di identità

La pelle è il confine posto tra noi e il resto del mondo, e su quel confine, attraverso la decorazione pittorica, celebriamo e affermiamo noi stessi, il nostro corpo, e allo stesso tempo comunichiamo con gli altri

3 MINUTI DI LETTURA





Negli ultimi anni l’essere umano, almeno una sua nutrita parte, ha riscoperto un metodo antico, eppure nuovo nel suo uso e significato, per riuscire a contrastare ritmi di vita sempre più vorticosi: l’arte del tatuaggio. Pensateci bene: in un mondo in cui tutto scorre veloce, tutto cambia, si consuma e si rimpiazza con la stessa leggerezza di un fast-food, l’incisione della pelle con inchiostro permanente rappresenta la tecnologia perfetta per fissare il tempo, rallentarlo, ancorarlo a un momento preciso, a un ricordo, in pura controtendenza al fluire inarrestabile di una realtà virtuale oltremodo labile e pervasiva.

Un segno destinato a durare per sempre, o almeno per tutta la vita, un segno che hai scelto, che ti rappresenta, ti marchia, ti identifica e rende unico, qualcosa che ti avvolge e soprattutto non puoi lavare via con un po’ di sapone, ha il potere di trasmettere uno strano senso di sicurezza.

La pelle è il confine posto tra noi e il resto del mondo, e su quel confine, attraverso la decorazione pittorica, celebriamo e affermiamo noi stessi, il nostro corpo, e allo stesso tempo comunichiamo con gli altri. Il tatuaggio è uno status symbol, indubbiamente è una forma d’arte e di artigianato, ma rappresenta anche un rito dal valore sia intimo che collettivo, perché al di là del significato personale che il proprietario del tatuaggio attribuisce al disegno, si tratta comunque di una modificazione del corpo esibita, offerta alla vista altrui per motivi sentimentali o semplicemente estetici. Abitiamo una società narcisista, non scandalizziamoci se da capo a piedi, al pari di gioielli preziosi, per molti ogni centimetro di derma è buono per infiorettare elaborati tribali, frasi a effetto, nomi e date, figure di animali e volti di persone amate, draghi e carpe koi, ideogrammi, personaggi fantastici, simboli heavy metal, croci celtiche, cuori, ancore e le sempre attualissime sirenette pettorute. In molti casi il tatuato, che sia per una scelta di vita o motivi di vanità, ambisce a diventare un’opera d’arte vivente, tanto da vestire in modo che gli abiti offrano una “vetrina” aperta sui tattoo anche in pieno inverno.

Secondo un’indagine dell’Istituto superiore di sanità, i tatuati in Europa sarebbero 60 milioni, di questi oltre 7 milioni sono italiani (il dato è del 2017, si stima che negli ultimi sei anni la cifra sia molto superiore), in maggioranza donne; 6 mila invece sono i laboratori di body art sparsi per l’Italia. L’interesse è crescente, come dimostra la prima edizione a Sassari del Tattoo Expo tenutosi nei primi due giorni di aprile, tanto da portarci a dire che non si tratta di una semplice moda passeggera, bensì di un fenomeno culturale trasversale che ha attraversato i secoli, attualmente più vivo che mai, una tendenza ben radicata a metà tra conformismo e desiderio primario di ribellione all’omologazione sociale. Che piacciano o meno, i tatuaggi sono oggettivamente belli, alcuni sono dei veri capolavori, e oggi sono ben lungi dall’essere bollati come tabù. Non sono più sinonimo di “disordine morale e criminalità”, portati solo da galeotti, marinai, yakuza e mafia russa. I tatuaggi hanno smesso la primordiale funzione magica e sacrale, non indicano più l’appartenenza tribale, e tuttavia continuano a raccontare infinite storie personali, quelle dei loro portatori, veicolando messaggi codificati dall’immutato potere attrattivo. Uomini e donne si tatuano fin dalla preistoria: basti pensare alla mummia di Otzi, rinvenuta sulle Alpi nel ’91, il pastore risalente al 3 mila a.C. e segnato da ben 61 tatuaggi, o alle mummie tatuate delle danzatrici egizie.

Comunque, dimenticavo di dire che di quei 7 milioni, circa il 25% sono tatuati pentiti; è comprensibile, considerata la natura mutevole dell’essere umano. Quindi, se intendete farvi un tatuaggio sull’onda dell’entusiasmo di un momento, magari il nome della vostra ultima fiamma, forse è meglio che ci pensiate due volte.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative