La Nuova Sardegna

Una moda pericolosa

Il farmaco come facile scorciatoia

di Eugenia Tognotti
Il farmaco come facile scorciatoia

Il caso dell’Ozempic, medicinale per la cura del diabete, che viene utilizzato con disinvoltura per dimagrire velocemente. L’allarme dei medici

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È ormai chiamata ‘la nuova droga di Hollywood per dimagrire’. Un fenomeno mondiale che da mesi catalizza l’attenzione di medici e specialisti anche in Italia. E che solleva domande non solo sul piano medico-sanitario, ma anche etico. Può un farmaco diventare una ‘moda’ promossa da celebrità, influencer, personaggi famosi? E spingere a fenomeni di accaparramento come i generi di prima necessità in tempo di guerra? Possono i social contribuire così massicciamente alla medicalizzazione in corso?

È quello che sta accadendo in tutto il mondo per un medicinale – Ozempic – prescritto per la cura del diabete, ma utilizzato per dimagrire velocemente e per questo diventato «virale» via social, inducendo un boom di richieste. Quel farmaco, infatti, a base di semaglutide, studiato per contrastare l’obesità e il diabete di tipo 2, sta conoscendo – grazie agli effetti del suo principio attivo – un’enorme diffusione anche tra coloro che non soffrono di queste patologie, perché fa perdere peso e controlla l’appetito. Da qui la sua enorme popolarità. Tanto che l’Aifa, cioè l’Agenzia Italiana del farmaco, ha già segnalato ai primi di marzo le difficoltà di approvvigionamento.

Imprecano sui social – alcuni senza risparmiare su termini scurrili – i “veri”malati che si scontrano con la difficoltà di reperire il “farmaco miracoloso”, accaparrato per «esigenze estetiche» da vari personaggi del mondo dello spettacolo e del fashion system che fanno un uso off label, cioè diverso rispetto alle indicazioni prescritte, di Ozempic e di altri prodotti a base di semaglutide. Non a caso uno di questi compare, accanto ad un ago, nella instagram story postata da Giacomo Urtis, personaggio televisivo e noto chirurgo estetico dei vip. Non è il solo: Instagram è pieno di post sul farmaco, anche da parte di persone “comuni” che raccontano i loro “viaggi di perdita di peso”, mescolati con materiale promozionale. TikTok, particolarmente popolare tra le generazioni più giovani, ha conosciuto una vera e propria esplosione con hashtag che pubblicizzano i farmaci da parte di coloro che lo usano e lo prescrivono.

A fronte delle sirene del glamour (e degli annunciati, giganteschi profitti per le case farmaceutiche produttrici) sembrano non aver ascolto le giuste avvertenze di medici e diabetologi che segnalano da una parte il pericolo del mancato accesso dei diabetici ai trattamenti che gestiscono la glicemia; dall’altra gli effetti collaterali e le possibili, pericolose conseguenze delle prescrizioni improprie per chi cerca una facile e scivolosa scorciatoia per dimagrire: l’uso sbagliato del farmaco da parte dei sani può stimolare un calo eccessivo di peso, cosa da evitare perché si accompagna ad una perdita della massa muscolare, un effetto negativo che può portare alterazioni metaboliche dannose per la salute. In questi ultimi anni, sovvertendo la logica che vorrebbe che i farmaci rispondessero all’esigenza di curare le malattie, i colossi farmaceutici – col supporto di uffici di pubbliche relazioni, agenzie pubblicitarie, enti di ricerca – hanno creato sindromi e malattie sempre nuove, come dimostra la medicalizzazione esasperata dei normali processi della vita e il continuo abbassamento, negli ultimi anni, delle soglie di normalità di vari parametri biologici – pressione arteriosa, colesterolo, glicemia – che ha avuto l’effetto di moltiplicare i «malati» bisognosi di trattamenti farmacologici. Come chi vuole perdere qualche chilo.

In attesa di una regolamentazione, occorrerebbe tenere bene a mente le raccomandazione dei diabetologi, come il prof. Marco Songini – Presidente dell’Associazione per la ricerca del diabete di tipo 1 in Sardegna – che giudica sbagliatissimo contrastare l’obesità con la farmacoterapia e non con un’appropriata dieta e attività fisica. «L’esercizio fisico è un farmaco», dice: peccato che non ci sia nessuna casa farmaceutica ad assicurargli pubblicità.

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