La Nuova Sardegna

La solidarietà

I ragazzi belli pieni di fango

di Matteo Porru
I ragazzi belli pieni di fango

Per ogni vandalo idiota che imbratta un’opera d’arte e pensa di fare il bene del pianeta, c’è un coetaneo che mette mano e cuore in tutto quello che può fare per salvare delle vite

24 maggio 2023
2 MINUTI DI LETTURA





Tutto il male viene per nuocere. Il bene sta in come lo affrontiamo. E se il male piove, diluvia, e si porta con sé quindici vite, le uniche storie belle sono quelle di chi soccorre, di chi spala il fango, di chi non si arrende all’acqua che, in poche ore, ha distrutto l’Emilia Romagna. C’è chi lo chiama coraggio, altri eroismo. La parola più giusta da usare, forse, è abnegazione. Il disastro del clima per molti era un mito, o comunque una storia trita, esagerata, raccontata da tanto e in cui non credere davvero.

Non ci ha creduto davvero nemmeno la politica. E infatti l’Italia non ha ancora attuato il Piano di Adattamento al Cambiamento Climatico. Di più: lo sta iniziando a pensare ora. Perché nel nostro Paese si rinuncia alla retorica e si rimedia solo quando scappa il morto. Invece i morti restano, ne restano quattordici. È bellissimo il fatto che ad aiutare siano andati molti giovani. E anche qui la retorica va via: a chi continua a raccontare i ragazzi come sfaticati e distanti dal mondo, basta far vedere le foto che, in questi giorni, abbelliscono i giornali. Per ogni vandalo idiota che imbratta un’opera d’arte, e pensa di fare il bene del pianeta, c’è un coetaneo che mette mano e cuore in tutto quello che può fare per salvare delle vite e degli spazi, e compensa il divario. L’Italia è un posto bellissimo e fragile. La natura ci ha regalato tantissimo, ma è stata sempre capace di ricordarci che quelli fragili, davanti a lei, siamo noi. Ogni regione alle sue cicatrici, ma continua sempre a ferirsi nello stesso modo. Ci sono cause profonde, strutturali, colpe così lontane nel tempo da essere quasi perdonate d’ufficio. Ma possiamo comunque prevenire, pre-allertare, agire non perché le cose non si ripetano (perché si ripeteranno, e saranno sempre peggio), ma perché non martirino la terra, perché la gente non muoia nelle case, per le strade. Non deve essere tempo di martiri, il nostro, e nemmeno di morti. Dovrebbe essere solo il tempo dell’abnegazione. Per qualcuno già lo è.

In Primo Piano
Il giallo e l’inchiesta

Ecco che cosa sappiamo sul caso di Francesca Deidda

di Luciano Onnis
Le nostre iniziative