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L'allenatore rossoblù

L’eccezionale normalità di mister Ranieri

di Francesco Pinna
L’eccezionale normalità di mister Ranieri

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«Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale…» Ha ragione Lucio Dalla. A volte per raggiungere obiettivi importanti. Per realizzare sogni, per inseguire trionfi, non servono numeri di magia. A volte basta il buon senso, basta l’intelligenza di chi sa usare competenza ed esperienza con giudizio, basta avere consapevolezza delle proprie capacità e l’umiltà per coinvolgere tutti. La splendida frase del poeta Lucio sembra perfetta per parlare di Claudio Ranieri, e della sua seconda avventura sulla panchina del Cagliari. Eh già. Se stasera i rossoblù si giocano la possibilità di tornare in serie A, gran parte del merito è di questo signore di 71 anni che sa di calcio come pochi, che ha cominciato la sua carriera nell’isola ed è stato sulle più importanti panchine italiane con eleganza e signorilità, che ha dominato la Premier inglese il campionato più importante del mondo, ha vinto trofei in Francia e Spagna, ma aveva un debito d’amore con Cagliari e la Sardegna e si è imbarcato in questa avventura sotto i nuraghi che tra oggi e domenica vive il suo capitolo decisivo.

Mister Claudio è l’elogio della normalità, è la semplicità al potere, è il buon senso eletto strategia. È arrivato a Cagliari all’inizio dell’anno in un ambiente ancora choccato per una retrocessione inaspettata, con una tifoseria viziata dalla serie A e con una situazione tecnica che con Liverani aveva alti e bassi. Il Cagliari era al 14° posto, lontano dalla zona playoff. L’uomo nato al Testaccio sa come si parla alla gente, ha usato la sua personalità per tranquillizzare i tifosi: «Non so se ci riusciremo, ma ci proveremo sino alla fine». Poi ha usato il suo carisma per restituire convinzione ai giocatori, ha dato fiducia ai ragazzi ex Primavera, ma ha anche lavorato sulla testa dei più esperti, trovando punti di equilibrio fondamentali. Giorno dopo giorno ha fatto gruppo, ha insistito sull’amore per la maglia che aveva mosso anche le sue decisioni personali. La cosa ha funzionato. E come dice un mio amico che scrive favole per bambini «Non sei più uno, ma mille. Sei parte di un sogno collettivo che moltiplica gli sforzi nella vita come nelle battaglie sportive. Non esiste niente sopra un sogno collettivo. Quei cuori sposterebbero una montagna».

Ranieri ha fatto questo col Cagliari, come il koala Paolino ha regalato tavolette di serenità, di autostima. La sensazione è che si sentano tutti parte di un’avventura, lui per primo. Ma avete visto come faticava a trattenere le lacrime di gioia dopo il gol di Luvumbo contro il Parma? Era solo un passaggio di questo lungo percorso ma l’emozione lo faceva sbuffare come un padre in sala parto. In realtà Ranieri il suo campionato lo ha vinto, ha fatto una rimontona, manca solo l’ultimo miracolo. Il Bari è squadra tosta, in trance agonistica da due anni, ha stravinto la serie C e fatto un campionato da protagonista, è spinto da uno dei pubblici più caldi d’Italia. Sarà durissima. Loro hanno il vantaggio che vanno in serie A in caso di parità nelle due sfide. C’è bisogno di un altro salto di qualità.

Serve che Luvumbo, Obert, Di Pardo e Kourfalidis aggiungano un altro tassello alla loro maturazione e al loro talento; serve che Radunovic e i suoi difensori confermino la loro solidità, che Nandez e Makoumbou attingano al loro serbatoio di energia che a volte sembra inesauribile. Ma serve soprattutto Lapadula, l’hombre del campionato, il giocatore che ha dato gambe al progetto di Ranieri, il bomber più prolifico del torneo. Irriverente e simpatico Lapadula, padre pugliese, madre peruviana, gioca anche nella nazionale sudamericana. In una intervista a un giornale di Lima ha detto: «El gol es l’unico elemento mas importante en mi vida después del’oxigeno». Grande Lapa. Vamos
 

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