La Nuova Sardegna

Capricci miliardari

No sardi, sì party: il retrogusto amaro dell’essere ospiti in casa propria

di Vanessa Roggeri
No sardi, sì party: il retrogusto amaro dell’essere ospiti in casa propria

Ci si chiede come possa avere un ritorno d’immagine una festa di cui tutto deve restare segreto

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Certo che l’Italia è il paese dei paradossi. Un paese in cui può accadere che un privato cittadino, stanco dell’inettitudine amministrativa (l’ultimo caso in provincia di Monza), si prodighi per riparare a proprie spese una buca del marciapiede davanti casa e per questa sua iniziativa si veda recapitare una multa da 882 euro. Il privato non può toccare il suolo pubblico, nemmeno se lo fa a beneficio della collettività. E poi, può accadere che da lontano arrivi uno sceicco miliardario e potente, e come se niente fosse, 30mila euro alla mano, a proprio uso e consumo, affitti il cuore di San Pantaleo, frazione di Olbia. 

In uno dei borghi più incantevoli della Sardegna è stata organizzata una festa privata. Per una settimana la piazza centrale è interdetta ad abitanti e turisti: transenne e bodyguard a garanzia della location, tre tir di materiali di allestimento, un ristorante rinomato pronto a saziare 600 invitati e un palco a supporto di uno show riservato a star internazionali. Si scopre dunque che il privato, quando si tratta di un vip ricco e pieno di fascino esotico, può occupare un pezzo consistente del suolo pubblico lasciando tutti gli altri fuori. Basta pagare. Basta esibire giusto lo scorcio di un mondo assurdamente ricco, roba da far impallidire noi comuni mortali, per ottenere ciò che si vuole. «Evento privato a carattere commerciale e turistico», è la definizione adottata dall’amministrazione locale, e il sindaco Nizzi ci tiene a placare le polemiche (acuite dai malumori per il trasloco a Olbia dello storico mercatino di San Pantaleo) specificando che «l’evento di grande prestigio avrà un ritorno economico e di immagine importante che vale un piccolo sacrificio».

Ma sarà davvero così? Il dato empirico certo è che per almeno una quindicina di giorni gli esercenti locali godranno degli effetti di un mini-indotto creato dall’affluenza di tutti gli operatori impegnati nella realizzazione della festa. Anche i 30mila euro di tasse per l’occupazione di suolo pubblico sono un toccasana per le casse di Olbia. Ma a essere precisi non si tratta di un evento vero e proprio giacché la festa in questione è destinata a 600 privilegiati, un evento di ricchi per ricchi, blindato. È anche discutibile che si tratti di una vetrina internazionale: come può esserlo se su tutto il fantasmagorico “evento” vige l’obbligo di segretezza? Non sappiamo chi partecipa, a rigor di logica la notizia non può rimbalzare a livello internazionale con immagini e descrizioni. Al massimo circolerà nell’ambiente dei multimilionari, ma credo che i multimilionari, dagli sceicchi ai magnati russi passando per le star di Hollywood, conoscano già bene la Costa Smeralda, molto più della maggior parte dei sardi. Si sa, gli straricchi possiedono un fiuto speciale per riuscire a scovare e appropriarsi degli angoli più esclusivi del pianeta.

La decisione di assecondare il costoso capriccio vip da parte dell’amministrazione olbiese ha suscitato un vespaio: molti non l’hanno accolta di buon grado, gridando allo scandalo di una Sardegna ancora una volta continente sottomesso alla colonizzazione di chi possiede i mezzi per prendersela; altri invece si sentono grati perché la Sardegna è stata scelta da cotanto jet set internazionale. Ma allora, siamo i soliti sardi suscettibili e orgogliosi, incapaci di valorizzare i nostri tesori, o magari ci vendiamo per poco, sudditi per tradizione? Vedremo se questa estate ci sarà il tanto sospirato ritorno economico e d’immagine in Gallura. Intanto resta per la vicenda, che si ricollega al mega gazebo da due milioni di euro di Porto San Paolo, un retrogusto amaro, e la paura che i sardi siano sempre più ospiti in casa propria, gli eterni imbucati alla festa.

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