Senza giovani nessuno sviluppo
Occorre dare priorità a un piano di interventi perché le nuove generazioni tornino a essere il motore propulsivo della società
Avanzo alcune riflessioni sulla Sardegna partendo da due fatti che sembrano non avere alcun legame tra loro. Il primo riguarda il fenomeno delle scuole distribuite nel territorio che verranno a mancare per la riduzione costante del numero di studenti, diretto risultato della crisi demografica che attraversa l’Italia dalla fine del Novecento a oggi, ma che nella nostra regione registra un’incidenza più grave che in altre.
Si tratta di un fenomeno ampiamente previsto di cui hanno trattato molti studiosi a più riprese e sotto diversi approcci disciplinari. Il ridimensionamento delle scuole e dell’alta formazione che nell’isola appare ormai inesorabile, si accompagna sia a una dispersione scolastica tra le più alte in Europa, sia a un basso numero di laureati che colloca l’isola ai vertici delle graduatorie più negative. Inoltre, tra i laureati sono molti coloro che si sono arresi e che sono andati via perché qui non hanno trovato un lavoro coerente con la formazione acquisita. Questa terra, così, ha avuto un duplice impoverimento: ha subito la perdita della popolazione più innovativa e con maggiori competenze senza le quali un territorio non può avere futuro; non ha tratto giovamento dalle risorse investite dalla società e dalle famiglie per formare questi giovani. Tutto ciò è connesso alla crisi delle comunità che si stanno spopolando (soprattutto quelle più piccole) e ha ulteriormente indebolito la struttura socio-economica sarda, in particolare quella più adatta a intercettare i cambiamenti. Va anche detto che una buona parte dei giovani che rimangono nell’isola appartengono al cosiddetto “popolo dei Neet” (non studiano e non lavorano), oppure a quello che, non avendo una formazione adeguata, è costretto a fare lavori precari e, per così dire, “usa e getta”.
Il secondo fatto riguarda la possibilità (che speriamo si concretizzi) che l’ex miniera Sos Enattos, situata nel territorio di Lula, ospiti l’Einstein Telescope (ET), allo stato attuale candidata e in competizione con il Limburg, una provincia situata in Olanda al confine con il Belgio e la Germania. Se ciò accadesse, il cuore dell’isola (quello più vulnerabile) diventerebbe sede di un rilevatore di onde gravitazionali di terza generazione, la cui realizzazione avrebbe degli effetti diretti sul territorio coinvolto perché comporterebbe la creazione di migliaia di posti di lavoro stabile e di qualità per parecchi anni, tanto per l’attuazione delle infrastrutture necessarie, quanto per il funzionamento a regime dell’Osservatorio. Va ricordato che l’ex-miniera da circa un decennio è sede di laboratori di misurazione sismica e fluttuazioni quantistiche guidati da fisici delle due università sarde; ma ospitare anche l’ET avrebbe degli effetti positivi talmente rilevanti che potrebbero coinvolgere più in generale tutta la Sardegna, in termini di attenzione e attrazione di investimenti.
Come si legano i due fatti? Tutti concordano nel sostenere la straordinaria importanza dell’Einstein Telescope per lo sviluppo dell’isola, ma questo può avvenire con una scarsa presenza della popolazione più giovane, per lo più priva di formazione e di qualificazioni adeguate? Con ciò non voglio sostenere che un centro avanzato come l’ET non potrà svolgere la sua attività di osservazione, anche in assenza di giovani motivati e preparati ad essere protagonisti del futuro della Sardegna, ma senza questa popolazione difficilmente potrà avere un ruolo propulsivo al più generale sviluppo dell’Isola. E ciò costituirebbe un ulteriore impoverimento. Ho già avuto modo di scrivere che la Sardegna è fatta di complessità e di contraddizioni. Ma in questo quadro controverso i giovani di oggi appaiono la popolazione più ‘sconfitta’. Ora, credo che sia tempo di sanare questa ingiustizia, riparando al danno che abbiamo loro inferto e dando priorità a un piano di interventi perché, senza i giovani, anche un fatto eccezionale come l’ET finirà per rimanere monco.
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