La politica e i bimbi orfani
A Padova sono stati cancellati 33 atti di nascita di coppie omogenitoriali dal 2017 a oggi
Giulia ha sette anni e sorriso innocente, avvolgente, sicuro e felice. I suoi genitori si chiamano Lucia e Marcella e regalano amore, attenzione: mettono la loro figlia al centro del mondo. Quel mondo, per decreto, è stato oscurato in quanto sono stati cancellati, a Padova, 33 atti di nascita di coppie omogenitoriali dal 2017 ad oggi. A quei bambini sarà tolto il doppio cognome e, nel caso di Giulia, la mamma Marcella non potrà più andare a prenderla a scuola se non con una delega speciale da parte di mamma Lucia. La cosa strana, però, è un’altra: Giulia, concepita da una fecondazione eterologa all’estero, è stata fecondata con l’ovocita di Marcella impiantato nell’utero di Lucia che l’ha partorita, ma il Dna è quello di Marcella. Un problema etico e ideologico che prevede, forse, un enorme dibattito.
La soluzione adottata dalla Procura di Padova dopo alcuni anni che i figli erano stati riconosciuti dal comune rischia di innescare una reazione a catena che potrebbe coinvolgere altre città. C’è un passaggio fondamentale su uno dei ricorsi della procuratrice Sanzari: “la giovane età della bambina esclude che la modifica del cognome possa avere ripercussioni sulla vita sociale”. Una considerazione non ben ponderata e poco attenta al mondo magico dei bambini i quali, da innocenti, non riescono mai a comprendere i “pasticci” dei grandi e Giulia si chiederà perché, di colpo, deve perdere un cognome che è un po’ perdere la propria identità. Il mondo politico si è diviso: la destra con applausi convinti per la scelta giuridica, in linea con la circolare del ministro dell’Interno Piantedosi, il quale ordinava una stretta sull’iscrizione all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali.
La sinistra, in maniera timida e scomposta, ha bollato il tutto come “atto di governo talebano” ma la realtà è che la legge non è molto chiara e lascia aperte porte a una miriade di interpretazioni. Certo, se la sinistra avesse cominciato a discuterne in maniera seria e composta quando era al governo probabilmente la situazione sarebbe oggi ben diversa. Non si può chiedere a Giorgia Meloni e al suo governo di modificare orizzonte ideologico. Il loro modo di fare è coerente con quanto hanno sempre affermato e promesso.
Le scelte però, per quanto giustificabili dalla fede politica, hanno comunque delle conseguenze e, in questo caso, i bambini saranno orfani di un genitore che, seppur vivente e legittimato ad esserlo non potrà più dire: “questa è mia figlia” e i bambini, proprio nell’età più complessa, dovranno subire l’umiliazione di dover cambiare cognome e soffriranno per quella modifica sociale non indifferente. Il tutto, nel grande calderone ideologico etico del trittico “Dio, Patria e Famiglia” con buona pace dell’ipocrisia di chi tutti i giorni dichiara di voler difendere la tradizione dove i genitori sono un padre e una madre.
Senza volersi chieder che qualità produca quella famiglia tradizionale dove, per esempio, molte volte il padre è assente o, in alcuni casi usa violenza nei confronti di quella che è sua moglie. I benpensanti difensori dell’indissolubilità del matrimonio e della famiglia tradizionale hanno alle spalle alcuni divorzi, amanti, figli nati fuori dal matrimonio e, a volte, si finisce per avere quattro donne in lacrime al proprio funerale. Credo ci sia una poca predisposizione all’amore e all’ascolto degli altri, al rispetto per le scelte di tutti e alla necessità di accettare, così come fanno i bambini, coppie di genitori dove il problema non è il sesso ma la misura dell’attenzione nei loro confronti. I bambini vanno amati e tra un padre disattento, anaffettivo, violento, sono preferibili due madri (o due padri) capaci di insegnare ai propri figli cosa sia la libertà, l’amore per le cose, il rispetto e la felicità. La diversità unisce più di una falsa e stucchevole uguaglianza.
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