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Il commento

La campagna elettorale è già partita

di Luca Rojch
La campagna elettorale è già partita

Le manovre del centrodestra che cerca di ricompattarsi in vista dell'appuntamento alle urne regionali

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Non so se vedremo mai i nuovi ospedali che il centrodestra promette in questo nuovo fermento edilizio. Una malta elettorale capace di cementare intorno al suo governatore tutta la maggioranza.  Solinas e gli alleati presentano il pacchetto completo: quattro ospedali, lo stadio, e il rafforzamento del Brotzu. Con la garanzia che le tre strutture sanitarie si potranno tirare su in soli 36 mesi, appena trovato l’accordo con i comuni. È bastata mezza mattina di dialogo serrato e settimane di dissidi, di dissapori, di interi gruppi politici pronti a uscire dalla maggioranza, si sono dissolti. Al loro posto la pace e l’armonia davanti a un grande progetto edilizio, un biglietto da visita da presentare nel porta a porta elettorale. E pazienza se poi quegli ospedali non vedranno mai l’inizio prima della fine della legislatura.


Il centrodestra si preoccupa di costruire nuovi ospedali. Come se a non funzionare nella sanità fosse il contenitore e non il contenuto. Mancano medici, infermieri, macchinari salvavita. Per una visita specialistica le liste di attesa hanno superato i sei mesi. E nessuno abbia mai la sventura di finire al pronto soccorso, una versione moderna di un girone infernale. Interi reparti che vengono chiusi perché scarseggiano gli specialisti. Però sono stati quasi eliminati i viaggi della speranza per motivi sanitari. Già, perché trovare un volo aereo è spesso impossibile, fare un viaggio in nave è roba da ricchi. A cadere a pezzi non sono gli ospedali sardi, spesso sovradimensionati rispetto alle reali possibilità di utilizzo, ma è la sanità. In questi anni la Regione si è trovata davanti alla scelta drastica di doverli chiudere: Tempio, La Maddalena, Ghilarza, Ittiri. Ora si riparte con la promessa di costruirne nuovi, con la consapevolezza di non avere le risorse per gestirli. La sanità divora già il 45 per cento del bilancio della Regione, difficile pensare a un ulteriore incremento. E in questa legislatura il centrodestra si è preoccupato solo di un’unica moltiplicazione. Quella delle Asl. Da una sono diventate una decina. Tante poltrone, ma la qualità del servizio non sembra essere cresciuta. La controriforma della giunta Solinas che ha cancellato l’Asl unica varata da Pigliaru, non ha portato a un servizio sul territorio, al contrario si sono sperimentate preoccupanti alchimie lavorative: i reparti in affitto, i camici bianchi a gettone, i medici di base trasformati in metalmeccanici della ricetta con 1800 assistiti da gestire.

Dopo quattro anni di passo arrancato questa giunta tenta una cosa che non sembra proprio nel suo dna: lo sprint elettorale. Il governatore Solinas arriva alla promessa edilizio-ospedaliera dopo essersi ricordato di essere commissario straordinario per la viabilità. Lo è dal settembre 2021 e tra le mani avrebbe un miliardo di euro per 10 opere vitali per la Sardegna. Molte delle quali sono ancora ferme da decenni. Forse la maggioranza di centrodestra più che sulle promesse elettorali dovrebbe concentrarsi nel far ripartire la Sardegna, ancora ferma dopo la pandemia. Il lavoro, i trasporti, i servizi ai cittadini, non solo sanitari, sono i grandi assenti di questa politica fatta di spot, di soldi virtuali e di opere faraoniche solo annunciate. L’isola rischia di ritrovare solo le macerie dei sogni costruiti sopra questa campagna elettorale.

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