Sanità, la Sardegna è nell’Italia arretrata
I risultati due due rapporti indipendenti
Non che ci fossero dubbi sul divario di prestazioni sanitarie tra le regioni; e che la Sardegna non fosse nel gruppo di comando di quelle più “attrezzate”. Ma, nel caso avessimo bisogno di conferme e di ulteriori dati sul fatto che l'isola è rimandata in performance sanitarie – e, ancora, che la malridotta Sanità del Belpaese sta marciando, sempre di più, a due velocità – possiamo riferirci agli ultimissimi due rapporti indipendenti.
L’uno dell’Università Cattolica (Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane) e l'altro del Centro per la Ricerca Economica applicata in Sanità (Crea). Quest'ultimo, in particolare, grazie ad una metodologia fondata sul riconoscimento della natura a più dimensioni dei risultati, rivela il dislivello della Sanità in vari ambiti: appropriatezza delle cure, esiti delle medesime, equità sociale, risultati economici e finanziari, innovazione. Mostrando il volto di una sanità che in tutti gli aspetti marcia a due velocità, come mostrano anche i risultati, passati al setaccio da un gruppo di ben 100 esperti che hanno attribuito i voti. Hanno meritato “ottimo” tre regioni: Veneto, Trentino e Alto Adige. Raggiungono la promozione Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Marche. Sette le regioni rimandate (Liguria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo). E sei le bocciate, tra cui la Sardegna. Essere un'isola non porta bene quanto a standard sanitari. Insieme alla Sicilia, alla Puglia, alla Campania, alla Basilicata e alla Calabria, l'isola è tra le sei respinte, tutte, manco a dirlo, nel Mezzogiorno d'Italia. La bocciatura è particolarmente pesante per quanto riguarda la rinuncia ad accedere alle cure, causa interminabili liste d'attesa e mancanza di mezzi: più alta nelle regioni meridionali, la percentuale dei cittadini che non possono permettersi di rivolgersi al privato oscilla tra il 7,2 e il 7,5 per cento, per precipitare addirittura a 12,3 per cento in terra sarda. Si tratta di dati che incrociano quelli di OsservaSalute che illumina le disfunzioni nella prevenzione, diventata sempre più un lusso che possono permettersi cittadini di serie A. Prendiamo uno dei tumori più diffusi, quello al colon retto. La copertura media nazionale dello screening è molto distante dai valori attesi. Per dire, se nel 2020-2021 il 44 per cento della popolazione target dichiara di essersi sottoposta, a scopo preventivo, a uno degli esami per la diagnosi precoce, troviamo , andando a vedere più da vicino, una bella differenza tra Nord, Sud e isole: la copertura raggiunge valori più alti fra i residenti delle regioni del Nord (67 per cento), ed è significativamente più bassa fra gli abitanti del Centro (56 per cento), mentre al Sud, in Sardegna e in Sicilia, crolla al 25 per cento. È persino inutile commentare la variabilità tra le ragioni: il dato più elevato di copertura si registra in Friuli con il 73 per cento e quello più basso in Calabria con il 10. In preoccupante calo anche le visite specialistiche di controllo: nel 2019 ne erano state effettuate circa 32 milioni e 700 mila, nel 2021 circa sette milioni in meno e in entrambi i casi il calo è stato più forte al Sud. Il rapporto dell'Università Cattolica ci mette davanti agli occhi una realtà inquietante: la mortalità evitabile nel nostro Paese è salita da 63,98 decessi per 100mila abitanti a 65,53, mentre è ancora molto alta la quota di decessi attribuibili ai tumori e alle malattie cardiocircolatorie che si sarebbe potuti evitare se le malattie fossero state intercettate per tempo con le campagne di screening. Che dire? Complice l'invecchiamento della popolazione, cattivi stili di vita e scarsa prevenzione, la salute degli italiani è a rischio. Ma non nella stessa misura da Nord a Sud. Il divario delle prestazioni sanitarie regionali si è allargato. E neppure lo shock della pandemia di Covid-19 è riuscito a imporre politiche sanitarie e sociali tese a promuovere i miglioramenti nelle opportunità di tutela socio-sanitaria che la gente si attende “dalle Alpi alle Piramidi”, dal Friuli Venezia Giulia alla Calabria e alle isole.
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