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Agricoltura e mercati

Grano sardo, le strategie per salvarlo

di Roberto Furesi e Pietro Pulina
Grano sardo, le strategie per salvarlo

L’allarme lanciato da Coldiretti non deve cadere nel vuoto. Il crollo dei prezzi avvenuto nel 2023 si accoppia ad un’accentuazione di alcune voci di costo, soprattutto quelle energetiche, che rende insostenibili i conti delle imprese cerealicole, mentre si assiste al paradosso del prezzo della pasta in costante crescita.

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L’allarme lanciato da Coldiretti sul rischio di veder scomparire il grano dai paesaggi della Sardegna, pur avendo concreto fondamento, rischia di cadere nel vuoto. Il crollo dei prezzi avvenuto nel 2023, dell’ordine del 30% rispetto alle quotazioni dello scorso anno, si accoppia ad un’accentuazione di alcune voci di costo, soprattutto quelle energetiche, che rende insostenibili i conti delle imprese cerealicole. Si sa che il mercato del frumento, e quello dei cereali in generale, ha dimensioni globali e dinamiche molto complesse.

Su di esso influiscono pesantemente lo stato delle scorte, l’andamento del clima e la stabilità dello scacchiere geopolitico. Le borse merci telematiche, inoltre, scommettono sui raccolti futuri, così come illustrato con efficace sagacia nel film “Una poltrona per due”, di volta in volta amplificando o attenuando le oscillazioni delle quotazioni dei prodotti. In questa complessità, appare paradossale che il prezzo della pasta risulti invece in costante crescita: secondo Assoutenti, nel nostro paese ormai si pagano di 2,13 euro per chilo contro l’1,70 dello scorso anno. L’ampliamento della forbice è inspiegabile, al punto di costringere il governo a richiamare l’intervento di Mister Prezzi (e chi se lo ricordava più?). Per quanto efficiente e funzionale, il mercato cerealicolo necessita di una regolamentazione che assicuri la tutela dei consumatori e dei produttori di materie prime. La tracciabilità dei flussi lungo la filiera appare un primo, fondamentale strumento di garanzia.

A tale proposito, è opportuno sottolineare che la nuova Pac esige l’uso di sementi certificate per l’accesso al cosiddetto “aiuto accoppiato”, il compenso aggiuntivo che consentirebbe alle imprese di alleviare la pesante congiuntura attuale. Desta invece stupore il rinvio al 1° gennaio 2025 dell’avvio del Granaio Italia, il Registro Telematico dei Cereali istituito dall’ex ministro Patuanelli lo scorso anno e che attualmente attraversa ancora una fase di sperimentazione. Il Registro, nel quale dovrebbero essere riportati i quantitativi e le provenienze di tutti i flussi di carico e scarico di cereali e di farine detenuti a qualsiasi titolo dagli operatori agroalimentari, consentirebbe un più efficace monitoraggio degli scambi lungo la filiera, mettendo al sicuro le produzioni di qualità e di origine certa. Si metterebbe così fine al fenomeno della falsa pasta 100% italiana, e si assicurerebbe all’offerta nazionale maggiore competitività.

Certo, la sfida resta quella della qualità. Non potendo competere su alcune dimensioni della concorrenza (rese, contenuto proteico, efficienza nella lavorazione industriale), le imprese italiane, e quelle sarde ancor di più, sono costrette a segmentare il mercato, alla ricerca di nicchie di consumatori che apprezzano specifiche caratteristiche del prodotto. E qui occorre essere chiari. Questi spazi di mercato più remunerativi non possono conquistarsi se non attraverso strategie coinvolgenti tutti i protagonisti della filiera. Solo uno stretto coordinamento tra cerealicoltori, molitori, pastificatori e panificatori può condurre a prodotti capaci di riscuotere un elevato premio di prezzo, senza il quale non è pensabile ricondurre la coltivazione del frumento su un equo livello di redditività. È bene peraltro precisare che la volatilità dei prezzi è destinata a crescere in futuro sotto la spinta del rapido cambiamento del clima, di nuovi accordi e nuove guerre commerciali e di una competizione sempre più aggressiva sui mercati internazionali.

Le sole strategie di filiera potrebbero, perciò, non essere sufficienti per garantire stabilità ai redditi dei nostri cerealicoltori se questi non entreranno nell’ordine di idee che occorra assicurarsi contro le oscillazioni dei mercati. Già oggi la Pac offre l’utile strumento dei fondi mutualistici, che va però utilizzato con maggiore decisione. Se tutto ciò non sarà messo in atto rapidamente, la difesa del grano sardo – compresa quella dei tanto decantati “grani antichi” – è da considerarsi persa in partenza.

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