La Nuova Sardegna

L’uso del linguaggio

Il potere dimenticato della parola

di Matteo Porru
Il potere dimenticato della parola

Forse, per usare le parole, serve più ascoltarle che dirle. Più leggere che scrivere. In principio era il verbo e lo è anche adesso. Un tempo andava creato, ora spetta a noi proteggerlo, con tutta la sua potenza e la sua bellezza

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In principio era il verbo. È dai tempi del Vangelo di Giovanni che la parola crea il mondo. Dobbiamo solo capire se lo fa anche adesso, se ne ha costruito un altro o se ha cambiato il vecchio. Dobbiamo farlo oggi, comunicare è diventato qualcosa di complesso e delicato. Le parole sono armi, i tempi che viviamo ce le consegnano già cariche. Siamo noi che non sappiamo sparare. O, meglio, ci siamo dimenticati come adibire i pensieri e le parole che usiamo. Viviamo nella società della comunicazione, e dovremmo conoscerne le basi, ma abbiamo rimosso i filtri fra quello che abbiamo in mente e quello che, dalla nostra mente, esce. Disinnescare l’inibizione e il ragionamento porta a situazioni tragicomiche, per non dire altro, come quella dei telecronisti dei mondiali di nuoto trasmessi dalla Rai. Comunicare vuol dire vivere. Sono due azioni parallele (se si vive male, si comunica male). La sensibilità collettiva è cresciuta perché si sono complicate entrambe le cose. Oggi parliamo tutti peggio, con molte meno parole (anche a causa dei social) e molte più difficoltà. Perché noi ci siamo infiacchiti e, con noi, la nostra capacità di comprendere e di descrivere.

L’unico modo per uscire dallo stallo è allenarci all’ascolto, invertire i poli. Non farci sentire ma stare a sentire, attenti ai movimenti delle idee sincere e delle mode inutili. Interrompere i monologhi e i proclami, rimuovere le quinte e i palchi, lasciare solo le platee e la loro arte di tacere per migliorarsi. Forse, per usare le parole, serve più ascoltarle che dirle. Più leggere che scrivere. In principio era il verbo e lo è anche adesso. Un tempo andava creato, ora spetta a noi proteggerlo, con tutta la sua potenza e la sua bellezza. Scrisse Emily Dickinson: non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere.

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