La Nuova Sardegna

Servizio sanitario da guarire

Tutti devono difendere la sanità pubblica

di Eugenia Tognotti
Tutti devono difendere la sanità pubblica

Ha detto più volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: l’adeguamento del sistema sanitario è, oggi come non mai, una questione di civiltà

07 aprile 2024
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Tutti d’accordo sulla diagnosi dei grandi mali del Sistema sanitario nazionale. Da una parte i Governatori delle Regioni, di destra e di sinistra. Dall’altra i firmatari di un drammatico appello. 

Quattordici fiori all’occhiello della scienza italiana tra cui il Nobel Giorgio Parisi - in difesa della sanità nazionale. La carenza di risorse e di personale sta mettendo in crisi il Ssn. Tanto che Rosy Bindi, già ministro della Sanità, propone di organizzare comitati di cittadini in difesa della sanità pubblica. Mai, forse, nel passato, si era vista una mobilitazione così massiccia, una consapevolezza così diffusa e un’analisi tanto puntuale. Che non si ferma al presente, ma guarda al futuro e alle dinamiche demografiche che caratterizzano il nostro Paese (ma non solo), come il progressivo invecchiamento della popolazione che necessita di cure sempre più sofisticate e lunghea. Sarà in grado di assisterli un sistema già in gravi difficoltà (un anziano, per fare un esempio, consuma in media otto farmaci al giorno). E che dire della vetustà degli ospedali da Nord a Sud, passando per le isole?

Per non parlare della mancanza di appeal - economico e di crescita personale - sugli operatori sanitari, sottoposti a una pressione insostenibile, all’origine del fenomeno della fuga dal pubblico. Il personale, cioè il più prezioso patrimonio del SSN, come abbiamo potuto constatare durante la terribile emergenza del Covid – non si forma nell’immediato: «Una sofisticata apparecchiatura – chiariscono i firmatari dell’appello - si installa in un paio d’anni, ma molti di più ne occorrono per disporre di professionisti sanitari competenti, che continuano a formarsi e aggiornarsi lungo tutta la vita lavorativa».

I dati della crisi sono sotto gli occhi di tutti perché sia necessario insistervi: arretramento di alcuni indicatori di salute; difficoltà crescente di accesso ai percorsi di diagnosi e cura; aumento delle diseguaglianze regionali e sociali ecc. Questa realtà è riconducibile al sottofinanziamento del SSN, un dato ostinatamente negato dalla presidente del Consiglio e dagli esponenti della maggioranza di governo. Sulla propaganda s’impone però la cruda evidenza dei numeri, snocciolati anche nella riunione a Torino dei presidenti delle regioni, che, con toni diversi, hanno aperto un inedito confronto col Governo sul tema delle risorse da destinare alla Sanità: tra il 2023 e il 2024 vengono a mancare alle Regioni 5 miliardi di euro, tanto che 15 su 20 presentano conti in rosso, una situazione mai vista nel passato. Nel 2025 solo il 6,2 per cento del Pil sarà destinato alla Sanità (mentre in Europa, Paesi come la Germania investono il 10 per cento). E questo in presenza di dati nuovi quali i costi dell’evoluzione tecnologica, i radicali mutamenti epidemiologici e demografici e le enormi difficoltà della finanza pubblica.

Intanto, se il pubblico garantisce ancora a tutti alcuni servizi (urgenza, ricoveri per acuzie), c’è un arretramento per visite specialistiche, diagnostica, piccola chirurgia e tutti noi abbiamo esperienza diretta o indiretta del fatto che occorre rinviare gli interventi o ricorrere al privato. Se continueremo su questa china, oltre che in contrasto con l’art.32 della Costituzione («la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività»), ci avvicineremo al vituperato modello Usa, enormemente più oneroso (spesa complessiva più che tripla rispetto all’Italia) e meno efficace (aspettativa di vita inferiore di sei anni), considerato che dal momento della nascita del SSN, nel 1978, la speranza di vita qui da noi è cresciuta da 73,8 a 83,6 anni.

Che cosa aggiungere a quello che ha detto più volte il presidente della Repubblica Mattarella: l’adeguamento del sistema sanitario è, oggi come non mai, una questione di civiltà

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