Tre motociclisti morti sulla provinciale 11: per la Procura l’automobilista non ha colpe
Paulilatino, opposizione dei legali di una delle vittime all’archiviazione: «La macchina, pur trovandosi ad affrontare un dosso, marciava a sinistra della propria corsia»
Paulilatino La colpa sarebbe sulle spalle di chi non c’è più e chi non c’è più non può essere accusato. Di fronte all’esito della consulenza richiesta dopo la tragedia, la procura arriva alla conclusione che il caso dell’incidente avvenuto sulla strada provinciale 11, che da Paulilatino porta alla vecchia diga Santa Chiara sull’Omodeo in cui morirono tre motociclisti, è da archiviare. Il passo procedurale del pubblico ministero Paolo De Falco non trova però d’accordo i familiari dell’unica persona a cui attribuisce la responsabilità dello schianto, familiari che hanno quindi deciso di presentare opposizione al decreto di archiviazione.
Il caso arriverà in aula il 29 gennaio 2026 e sarà la giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri a esaminarlo riportando il calendario indietro sino alla tarda mattinata del 6 luglio 2024. Quel giorno, su quella lingua di asfalto, persero la vita il trentenne Roberto Daga, paulese d’adozione originario di Macomer, il ventisettenne Mario Sedda, operaio edile che a Paulilatino oltre che viverci ci era nato, e il loro amico Giovanni Melis, trentaduenne di Gadoni che qualche tempo prima si era trasferito ad Abbasanta.
La ricostruzione
Era un sabato e insieme ai tre era andato a fare un giro tra i tornanti dell’Alto Oristanese anche un quarto motociclista, il loro amico Ivano Saba, unico superstite della tragedia. Paulilatino era lì davanti, al termine di un rettilineo e di una serie di dossi che avrebbero segnato anche la fine dell’escursione tra paesaggi meravigliosi e voglia di evasione. A circa tre chilometri dall’ingresso del paese, la moto condotta da Giovanni Melis, che si trovava in testa al piccolo gruppo su due ruote, urtò contro l’auto guidata da Carlo Masala. Da quel momento fu una carambola ingestibile, con la macchina che sbandò e finì nella carreggiata opposta, mentre la moto si frantumò e i detriti si sparsero per la strada. Mario Sedda e Roberto Daga, che seguivano a breve distanza, non fecero in tempo a frenare e a evitare a loro volta la caduta; Ivano Saba finì a sua volta a terra, ma si salvò. Fu una strage, aggravata anche dal fatto che una delle moto prese fuoco e scatenò un furioso incendio che distrusse diversi ettari di terreno lungo la piana tra Paulilatino, Abbasanta e Ghilarza.
L’inchiesta
Di fronte al lutto che coinvolgeva varie comunità, si era subito messa in moto la macchina giudiziaria. L’inchiesta era partita coi rilievi effettuati dai carabinieri sul luogo dell’incidente, quindi aveva preso la più canonica direzione delle consulenze per stabilire la dinamica dell’incidente. Il procuratore Paolo De Falco fece il primo inevitabile passo iscrivendo sul registro degli indagati il ventenne di Paulilatino, Carlo Masala, finito sotto inchiesta per omicidio stradale. Era il più classico degli atti dovuti, visto che guidava la macchina coinvolta nello schianto. Sul giovane vennero effettuate le analisi tossicologiche per stabilire l’eventuale uso di alcol e droghe e risultò negativo ai vari test. Poi la procura si affidò all’ingegnere Marco Antonio Pes, al quale fu chiesto di ricostruire le fasi dell’incidente.
La conclusione del perito
Dopo mesi di valutazioni e simulazioni fatte coi mezzi più moderni a disposizione, il consulente è arrivato alla conclusione che la macchina procedeva entro il limite consentito di 90 chilometri orari, mentre la moto viaggiava a circa 110 chilometri orari. In più, ed è la parte determinante, lo scontro quasi frontale sarebbe stato causato dalla moto guidata da Giovanni Melis, il quale avrebbe leggermente invaso la corsia opposta alla sua direzione di marcia all’altezza di un dosso, la cui presenza impediva a tutti di avere la visuale libera per evitare lo scontro. Dopo il primo urto, Carlo Masala, avrebbe quindi avuto una reazione quasi inevitabile perdendo del tutto il controllo della macchina e andando a invadere l’altra metà della sede stradale finendo così per coinvolgere anche le altre due moto.
L’opposizione alla richiesta di archiviazione
Se questa ricostruzione trova d’accordo anche la difesa del ventenne Carlo Masala, affidata all’avvocato Gennaro Di Michele, non altrettanto si può dire per chi tutela la vittima. I legali dei familiari di Giovanni Masala, gli avvocati Christian Stara e Marco Perra, hanno presentato infatti opposizione alla richiesta di archiviazione. La consulenza che affidarono all’ingegnere Luca Atzeni, presenta un esito differente e sostiene che è impossibile attribuire con esattezza responsabilità per l’incidente, evidenziando che comunque la macchina, pur trovandosi ad affrontare un dosso, non si trovava sul margine destro della strada, ma sulla sinistra della propria corsia. Le altre parti coinvolte, ovvero i familiari di Mario Sedda e Roberto Daga, gli avvocati Franco Villa e Francesco Mele, e il ferito Ivano Saba, tutelato dall’avvocato Gianfranco Meloni, si sono per ora riservati di fare a loro volta delle azioni legali ulteriori rimandando ogni decisione all’udienza del 29 gennaio.
