«Katia Riva aveva un carattere difficile»

Cabras, i familiari di Renzo Brundu descrivono i rapporti tra il pescatore e la compagna uccisa a coltellate un anno fa

CABRAS. Chi era Katia Riva? E chi era Renzo Brundu sino al momento della tragedia? La seconda udienza per l’omicidio, avvenuto a Cabras il 10 luglio di un anno fa, serve per capire in quale ambito familiare avvenne il feroce delitto. Chiamati a deporre dal pubblico ministero, Rossella Spano, sfilano davanti alla Corte d’assise di Cagliari, presieduta dal giudice Claudio Gatti (a latere Ermengarda Ferrarese), numerosi familiari di Renzo Brundu, il pescatore di 51 anni reo confesso dell’assassinio della moglie al termine di una furiosa lite familiare che non diede scampo alla compagna.

Prima dei familiari di Renzo Brundu, parla però il medico legale Roberto Demontis, che nel freddo linguaggio scientifico spiega che furono tre le coltellate inferte. Una colpì Katia Riva al torace. Gli altri due fendenti, quelli mortali, arrivarono al collo.

Più toccanti e poco fluide per via della forte emozione sono state le deposizioni dei familiari di Renzo Brundu, che li ha ascoltati in silenzio. A parlare è stata la sorella Maria Antonietta, che però non aveva grandi rapporti con la famiglia Brundu-Riva, seguita poi da Pietro Brundu, fratello di Renzo, dalla moglie Beatrice Chergia e dalla loro figlia Paola.

Rispondendo alle domande del pubblico ministero, degli avvocati di parte civile Pier Luigi Concas, Maria Irene Dore e Federico Ibba e dell’avvocato difensore Cristina Puddu, i familiari dell’imputato descrivono un quadro familiare non certo idilliaco. È quanto già si sapeva, ma in aula quelle parole hanno un effetto ben diverso. Tutti spiegano che i rapporti erano tesi e che spesso il carattere un po’ ruvido di Katia Riva, che quando fu uccisa aveva quarant’anni, metteva in difficoltà i parenti.

E Renzo Brundu? Secondo le loro parole sarebbe stato lì a tentare sempre di smorzare i toni, di fare in modo che tutto andasse per il verso giusto. La famiglia non aveva problemi economici, né c’erano diversivi tipo l’alcol che potevano in qualche modo turbare la tranquillità domestica. E allora è proprio sullo scontro tra caratteri che si è concentrata l’attenzione di tutti in udienza. Un esempio: i vicini di casa hanno raccontato di aver sentito Katia Riva urlare per strada qualche minuto prima che il compagno la finisse. Sbraitava e portava con sé un passeggino vuoto, ma nessuno ha davvero capito con chi si lamentasse e cosa sarebbe accaduto subito dopo in via Regina Margherita.

La prossima udienza è fissata per il 20 giugno con nuovi testimoni del pubblico ministero che sfileranno di fronte alla corte d’assise.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes