Donato al Comune il vecchio oleificio diventato un rudere

Solarussa, lo stabile abbandonato vale due milioni ma è stato ceduto gratuitamenta dalla società Lu Fucili

SOLARUSSA. Una donazione da due milioni di euro. L’ex oleificio in Corso Umberto, uno stabile cadente e pericoloso abbandonato da tempo, è ora di proprietà del Comune. Lo scorso 24 ottobre, infatti, il proprietario della struttura ha deciso di donarla alla comunità con l’intenzione di trasformare il rudere in un centro di cura e ricerca contro la sclerosi multipla.

Maurizio Sanfelici, legale rappresentante pro tempore della società Lu Fucili, che detiene la proprietà dell’ex oleificio, è affetto proprio dalla malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale e ha deciso di affidare l’ex oleificio all’amministrazione comunale di uno tra i paesi più colpiti dalla malattia. A Solarussa, infatti, si contano venticinque casi su appena 2.500 abitanti. Maurizio Sanfelici, dunque, ha deciso di mettere sul piatto della bilancia la possibilità di creare un centro medico in grado di offrire assistenza e speranza ai tanti pazienti.

La donazione del benefattore milanese è stata subito ratificata dal consiglio comunale che ora detiene la proprietà dello stabile e che ha già sondato tutti i canali disponibili per iniziare a pianificare la rinascita del polo oleario abbandonato: «Abbiamo accolto di buon grado la donazione del signor Sanfelici e non possiamo che ringraziarlo per il suo gesto – ha commentato il sindaco, Enrico Marceddu –. Le idee per il recupero della struttura non mancano, il problema sarà reperire i finanziamenti necessari affinché questo sogno possa essere tramutato in realtà».

Le prime risorse potrebbero arrivare dalle casse della Provincia. «Sappiamo che ci sono fondi residui dalla campagna di bonifica dell’amianto e, considerato che nei vecchi capannoni ci sono circa duemila metri quadri di eternit da bonificare, abbiamo richiesto all’assessorato regionale all’Ambiente che i fondi provinciali possano essere dirottati proprio sull’ex olearia», prosegue il primo cittadino. Chiaramente, questo non è che l’inizio. Per recuperare l’oleificio sarà necessaria la classica cascata di denaro. «Proprio così. Ovviamente, abbiamo trattato questo argomento anche con il signor Sanfelici a cui abbiamo esposto le nostre idee. Oltre che un centro medico dedicato alla sclerosi multipla, di cui il paese ha assoluto bisogno, la vecchia olearia potrebbe essere l’ombelico di una serie di iniziative che vanno dal recupero di macchinari, che rappresentano un nitido esempio di archeologia industriale da recuperare e rendere fruibile, al fulcro del progetto di un parco tematico dedicato al fiume Tirso che potrebbe avere il suo quartier generale proprio all’interno dei capannoni di Corso Umberto».

Insomma, le idee non mancano, quel che non c’è al momento sono i denari. Non resta quindi che recuperare le risorse economiche necessarie alla trasformazione di un rudere fatiscente in un centro medico d’eccellenza e in un polo culturale dedicato al fiume Tirso e agli albori dell’industria sarda.

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