Tante critiche al prete anti-Babbo Natale

Il parroco di Sant’Efisio nell’omelia aveva detto: «Un personaggio che non esiste». E le proteste si sono scatenate

ORISTANO. Spetta anche al prete educare i figli o unicamente ai genitori? Chi è la persona più qualificata per dire ai propri bambini che a posare i regali sotto l'albero non è il panciuto signore con la barba vestito di rosso? La polemica è andata avanti in maniera accesa ieri e lunedì tramite le pagine del social network a proposito dell'omelia di don Gianfranco Murru sabato pomeriggio alla messa dei bambini.

Come riportato da Antonio Pinna, amministratore del gruppo di Facebook La rete dei cittadini per Oristano (che conta oltre 2360 iscritti), il parroco di Sant'Efisio ha esortato i bambini a lasciar perdere il mito di Babbo Natale per concentrarsi su Gesù Bambino, beccandosi l'epiteto di prete che ha ammazzato il Natale dei bambini.

L'arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna "non desidera rilasciare alcuna dichiarazione in merito" fanno sapere dalla Curia e a smorzare i toni di chi si è indignato ci ha provato lo stesso parroco sin da dopo la messa, invitando tutti a concentrarsi sul messaggio evangelico.

«È vero che io ho detto che Babbo Natale non esiste e lo ribadisco, ma Babbo Natale non è una figura storica né tantomeno il simbolo del Natale, è solo e unicamente una proiezione dell'uomo».

E la favola del Natale per i più piccini? «Quello che festeggiamo la notte del 24 dicembre è la venuta storica dei Gesù nel mondo, non la festa del consumismo» rimbrotta don Murru.

Lo stesso vale per la Befana, «oggi identificata come la personificazione della festa del 6 gennaio, che dovrebbe invece riportare alla manifestazione di Gesù al mondo - aggiunge - si sta perdendo il senso del sacro nella nostra società».

Una presa di posizione appena sfumata rispetto alla predica di sabato scorso, ma comunque tanto dirompente da scatenare un acceso dibattito. Per Antonio Pinna, che ha promosso anche un referendum on line, la questione è grave: «C'è di mezzo una storia che si chiama pluralismo e rispetto di tradizioni diverse, altrimenti ci incamminiamo verso il fondamentalismo, l'integralismo, la mancanza di rispetto del diverso, insomma la mancanza della libertà, il bene più prezioso».

Sono in molti nella cinquantina di commenti sulla pagina di Facebook a ricordare la storicità della figura di Babbo Natale come discendente dall'iconografia del santo Nicola e i commenti a caldo dei cittadini difendono la coesistenza della tradizione sacra e profana.

Il primo intervenire sul social network è Andrea Pala. «È normale che i bambini pensino più a Babbo Natale che a Gesù Bambino. È anche giusto che un parroco faccia capire loro che il senso del Natale non è quello consumistico dei regali».

A favore di entrambe le tradizioni èSandra Pintau, che tuttavia lancia un ulteriore spunto di riflessione.«Si da più peso a Babbo Natale perché le famiglie hanno poco tempo per portare i bambini in Chiesa e conoscere Gesù Bambino. Oppure quando queste trovano il tempo, trovano parroci che non sanno trasmettere ai piccoli, in maniera comprensibile, l'entusiasmo per la preparazione al Natale e la festa». (c.c.)

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