L’omaggio della città a Tiberio Murgia
Questo pomeriggio al cinema Ariston il film-documentario di Sergio Naitza: “L’insolito ignoto”
ORISTANO. Bigamo, bugiardo, attore anche nella vita reale. Tanto da dover fare un patto con il regista prima di iniziare a registrare il suo stesso documentario, affinché raccontasse solo la verità. Sarà proiettato oggi, con un duplice appuntamento alle 17,45 e alle 20,30 a ingresso gratuito, il film-documentario del regista e giornalista Sergio Naitza, dal titolo “L’insolito ignoto, vita acrobatica di Tiberio Murgia”.
Saranno solo 600 i posti disponibili in totale al cinema Ariston, assegnati con la regola della precedenza di arrivo alle porte. Nei giorni scorsi la presentazione del lungometraggio in Comune, che ha contribuito alla realizzazione della pellicola con un finanziamento disposto dalla precedente amministrazione, alla presenza della sorella minore dello scomparso attore, Zia Zaira, e dei due figli Graziella e Giampiero. «Un oristanese che ha fatto la storia del cinema con i più grandi registi degli anni ’50 e ’60 è un orgoglio, ma questo non è solo un film per gli oristanesi» ha fatto notare il sindaco Guido Tendas.
Uno degli oristanesi più illustri e famosi, Tiberio Murgia, e proprio perché nessuno è profeta in casa sua, la prima volta che calcò il palco del teatro Garau venne sommerso dai fischi dei suoi stessi concittadini. «Non gli perdonarono la maschera cinematografica che indossava, tradendo le sue origini, del siciliano sciupafemmine e geloso» racconta il regista riferendo l’aneddoto.
«Babbo si lamentava sempre del fatto che la città di Oristano non gli tributasse i giusti riconoscimenti, chissà se potrà vedere questo progetto anche da lassù – ha aggiunto la figlia Graziella –. Oggi sarebbe stato anche il suo compleanno, una bella e simbolica ricorrenza per ricordarlo nella sua città».
Un’intervista fiume realizzata in 5 giorni mentre era ricoverato nella casa di riposo romana dove poi morì nell’agosto del 2010 a 81 anni, arricchita di perle con le sue migliori apparizioni nel cinema d’autore e le interviste agli attori, registi, critici, parenti e amici che con lui hanno lavorato o che l’hanno conosciuto personalmente. «La malattia non l’aveva affatto prostrato – racconta Naitza –. Anzi, tutti gli episodi che ha riferito erano in lui molto vividi e gli suscitavano ancora gli stessi sentimenti».
L’idea del documentario nasce nel regista alla fine del 2004, dopo aver assistito alla presentazione in città di una sua autobografia. «Da lì mi sono accorto di quanta fantasia Tiberio mettesse nel romanzare la sua vita, poi conoscendolo mi sono reso conto di quanto lui stesso abbia confuso la sua quotidianità con il cinema, uno sdoppiamento che l’ha portato a vivere una vita dissoluta, piena di doppiezze e contraddizioni, sperperando quella fortuna che era riuscito ad accumulare negli anni d’oro».
Caterina Cossu
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