Campi e case devastate: le accuse degli agricoltori

Oristano, nella frazione di San Quirico l’argine di cemento del canale ha ceduto «Le paratie erano chiuse e impedivano all’acqua di defluire. Dovevano aprirle»

ORISTANO. L’incubo è iniziato quando è crollato l’argine del canale. Il muro di cemento armato non ha retto l’urto con l’ondata di acqua e fango che è scesa da monte Arci e gli abitanti di San Quirico, piccolo centro della periferia rurale di Oristano, si sono trovati in balia degli elementi nel giro di pochi minuti. I campi sono finiti sott’acqua e gli animali hanno rischiato la stessa fine. Qualche bestia è stata salvata dai padroni, le altre le ha trascinate via la corrente: «L’acqua è arrivata all’altezza della ginocchia senza che me ne rendessi conto – racconta Vittorio Volturo, un allevatore che vive proprio davanti al canale irriguo del Consorzio di Bonifica – ho provato a mettere in salvo gli animali, li portavo dentro casa ma l’acqua è entrata anche li. Sono stato costretto a mettere tre maialini nella vasca da bagno per paura che non riuscissero a nuotare». Mentre il fango continuava ad arrivare, Vittorio ha fatto di tutto per salvare gli attrezzi e gli elettrodomestici: «Fatica spreca, non ci sono riuscito. Ho perso tutto». Poco più avanti è andata anche peggio. Il muro di una casa di campagna ha ceduto e solo l’intervento di una ruspa ha evitato che il disastro di trasformasse in tragedia. I campi affianco al canale sono un pantano e le colture sono ormai un ricordo: «Quantificare i danni? Impossibile – conclude Vittorio – sono morti molti animali e i campi si sono trasformati in distese di fango. Oltre ad aver perso le coltivazioni, ora sarà difficile lavorarci». Gli abitanti della zona puntano il dito contro il canale e contro chi, secondo loro, avrebbe dovuto controllarlo: «Non parla nessuno di questa vicenda – spiega una donna che abita nella zone dell’agriturismo Archelao, – Qualcuno ci deve spiegare perché la paratoie del canale erano chiuse. Una cosa assurda, dovevano aprirle. Il muro ha ceduto perché l’acqua non defluiva». Anche i residenti della parta alta della frazione hanno vissuto momenti di panico: «Sono rientrata a casa in trattore. La strada per Oristano era sommersa – conclude la donna». Una storia molto simile a quella dei tre sfollati di Tiria, un’altra borgata agricola a pochi chilometri da San Quirico che, però, è in comune di Palmas Arborea. A fare i conti con la mala sorte, in questo caso, non sono stati solo gli agricoltori. Gli unici tre sfollati non hanno niente a che vedere con il lavoro nei campi: «Il canaletto che passa davanti alla mia casa è stato strozzato da due tubi sistemati qualche tempo fa sotto la nuova strada pedemontana – racconta Umberto Soliani che, assieme alla moglie e al figlio di sette anni, in questi giorni è ospite da un vicino di casa – Il tratto sotto il ponte della pedemontana è sempre stato libero. Me l’hanno detto gli anziani agricoltori che abitano da queste parti. Qualcuno ha deciso di tappare le arcate e di metterci due tubi. ». L’acqua ha invaso lo scantinato della casa di Tiria sino ad arrivare a due metri e quaranta d’altezza: «Quando sono rientrata da Oristano era troppo tardi – aggiunge la moglie di Umberto, Monica – non sono riuscita nemmeno a entrare». Nella sfortunata epopea della famiglia Soliani, però, c’è una nota positiva: «Grazie all’aiuto dei vicini siamo riusciti ad asciugare una parte della casa».I campi davanti all’abitazione della famiglia Soliani sono invece una distesa d’acqua e fango.

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