Campi sommersi e animali perduti

Uras, la tragedia raccontata da chi lavora nelle campagne Bestiame morto, foraggio e macchine agricole inservibili

URAS. «Ho passato anche la guerra. Eravamo otto figli e abbiamo conosciuto la vera fame, mangiavamo su pani nieddu pur di sfamarci. Non lo so come ne usciremo da questa tragedia, io una situazione di emergenza così non l’avevo mai vista». Francesco Petza ha 81 anni e insieme al figlio Sergio ha creato dal nulla la sua azienda di fianco al canale che lunedì ha ricoperto Uras. Sono rimasti isolati, fino a che l’acqua non si è ritirata. «Mercoledì ho tracciato un sentiero con il trattore, per poter passare ma ci sono ancora dei punti inaccessibili, sia qui che nei 30 ettari che abbiamo alle pendici del monte» va avanti Sergio Petza.

Come lui, sono in molti a essere rimasti in ginocchio. L’allevatore Gianni Lai ancora ieri sera aveva la mungitrice sott’acqua e l’azienda di Luciano Cadeddu è completamente isolata. Massimo Cadeddu ha ancora i locali allagati, il fiume d’acqua ha travolto le sue scorte riposte nei fienili e la metà di quello che sarebbe dovuto durare per tutto l’anno è da buttare.

In località Santa Sofia i canali del Consorzio sono ancora ostruiti. Efisio Pianu è allevatore, e coltivatore di 37 ettari di terreno alle pendici del monte. «In pochi minuti lunedì è venuto giù il finimondo e ha distrutto tutto quello che abbiamo costruito in una vita – racconta –. Bonificare le terre da tutti questi detriti non sarà impresa facile, in realtà non sappiamo nemmeno come faremo. Ovviamente tutto ciò che abbiamo seminato è andato perduto, di rimettere mano alla terra se ne parlerà in primavera e per quest’anno il raccolto è andato».

Anche le strade poderali sono ridotte a un tappeto di ghiaia, di solito sono tenute benissimo dagli stessi coltivatori. «Dopo la beffa della lingua blu è arrivata per noi la mazzata – analizza Giuliano Cadeddu, che fa parte di Confagricoltura –. Noi non abbiamo perso gli animali perché abbiamo rischiato la vita pur di salvarli, ma adesso siamo senza pascoli e non sappiamo cosa fare». L’allevatore e agricoltore ha già vissuto un’altra alluvione a Sanluri. «Era inutile fare gli eroi per salvare i beni materiali, bisogna portare a casa la pelle» aggiunge.

Ma è in località San Salvatore, all’entrata del paese dalla statale 131, che si concentrano i maggiori danni agli animali. Qualcuno non è riuscito a mettere in salvo per tempo il bestiame, che è stato trascinato verso Marceddì oppure è morto affogato a Uras e le carcasse sono state sgombrate solo ieri sera. Sempre ieri nel primo pomeriggio è arrivato il foraggio, che in alcune aziende iniziava a scarseggiare.

Intanto, nelle borgate oristanesi di Tiria e San Quirico, e squadre di intervento del Comune stanno lavorando per ripristinare la viabilità. Qui il ciclone Cleopatra è stato più magnanimo. «Fortunatamente i danni subìti a Oristano e nelle campagne circostanti sono molto limitati e non paragonabili a quanto purtroppo è accaduto in altre zone», spiega l’assessore ai Lavori pubblici Efisio Sanna. Che ricorda come il cantiere comunale disponga anche di una motopompa per far fonte agli allagamenti. Per richiederne l’intervento si può chiamare la Polizia locale al numero 0783 212121.

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