Gli imprenditori in ginocchio ma non dimenticano i più deboli

URAS. Scopa e idropulitrice da una parte, la cacolatrice del telefono dall’altra per documentare i danni. Gli imprenditori del centro agricolo dell’Oristanese, cercano di fare le prime stime di...

URAS. Scopa e idropulitrice da una parte, la cacolatrice del telefono dall’altra per documentare i danni. Gli imprenditori del centro agricolo dell’Oristanese, cercano di fare le prime stime di quello che è andato perduto. Tre storie possono rappresentare il dramma di tanti altri.

A Uras per Anna Porru e Tonino Melis, due coniugi che hanno un’azienda agricola- agriturismo - mielificio nella zona di Sant’Antonio, in cima c’è la rata del mutuo da oltre 100mila euro di cui 650 devono essere pagati entro novembre. «Speriamo che la banca lo blocchi, altrimenti non sapremo come fare», dice l’imprenditrice. Lunedì, giorno in cui è arrivato il ciclone, il laboratorio è stato sommerso appena il rio Thamis si è gofiato, e per giorni i proprietari non sono potuti entrare. Tutto è andato perso: la pompa per il miele, gli smielatori, il demumidificatore, il frigo per la pappa reale, e tutto il resto. L’acqua ha portato via anche un quintale di polline e una sessantina di famiglie di api, per non parlare del miele che era destinato al mercato natalizio. Oltre 15 anni di lavoro messi in ginocchio in una mattinata. «E ancora – spiegano – non è stato possibile entrare nei locali dell’agriturismo».

Non è andata meglio a Rita Casu, estetista in via Puccini. «I danni sono poco meno di 40mila euro, ho perso anche tutti i documenti contabili e ora ho paura che un controllo possa contestare che non li ho più». Rita Casu però è una di quelle persone che non si è fatta prendere dalla disperazione e dopo il primo, comprensibile smarrimento, si è unita al gruppo dei volontari e ora è impegnata ad aiutare gli sfollati.

«Una ventina di amici da Oristano sono venuti a darmi una mano, in breve tempo abbiamo sgomberato la mia casa che aveva lo scantinato completamente inondato, poi abbiamo continuato a lavorare nell’appartamento di mia madre dove l’acqua era alta 60 centimetri. Subito dopo ci siamo dedicato a quanti avevano più necessità».

Il ristorante pizzeria S’Axrjoba di fronte alle scuole medie, lunedì era chiuso. Nessuno ha fatto in tempo a entrare per tentare almeno di sgomberarlo. «La merce che abbiamo salvato dai piani alti degli scaffali l’abbiamo portata al centro accoglienza, non aveva senso lasciarla», dice Daniela Saddi, intanto i macchinari sono stati mandati a controllare per tentare di recuperarli il prima possibile. «Più in là potremo vedere se tavoli e sedie in legno, se non si gonfieranno, potranno essere recuperati. Ma ho paura che il danno economico sarà notevole».

A rischio in paese sono anche le strutture sportive. «La piscina era una pozza di fango, per fortuna le autopompe della Forestale l’hanno svuotata in poche ore – racconta Daniela Saddi –. Per il campo da calcio incrociamo le dita: il fango potrebbe aver intaccato il manto in sintetico».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes