La Nuova Sardegna

Oristano

Il perito dell’accusa: «Fadda partecipò all’accoltellamento»

di Enrico Carta
Il perito dell’accusa: «Fadda partecipò all’accoltellamento»

Busachi, in aula l’esperto che esaminò il caso di Cogne Il 21 maggio la sentenza di appello sull’omicidio Cossu

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BUSACHI. Da Cogne a Cagliari per ribaltare quanto stabilito dalla sentenza di primo grado. Secondo il super perito Francesco Camana, nominato dalla corte d’Assise d’appello, Domenico Fadda partecipò all’omicidio del cognato. Sembrerebbe un nuovo e imprevedibile colpo di scena processuale, in realtà lo scontro tra le perizie c’era già stato anche durante il processo di primo grado, al termine del quale l’allevatore era stato assolto. Secondo la Corte d’assise a uccidere l’ex poliziotto, Giovanni Cossu, in quella che sarebbe stata una storia di, purtroppo, ordinario disagio psichico all’interno delle mura domestiche, era stata la moglie Isabella Fadda che il giorno dopo, in preda al rimorso, si sarebbe ammazzata quando era ospite della casa di una sorella.

Il punto di non ritorno di questa storia è il 15 ottobre del 2011. Le motivazioni della sentenza di primo grado dicono che nella casa di via Roma accade l’ennesimo litigio tra marito e moglie e che è ancora una volta Isabella Fadda a perdere il controllo di sé. La donna da tantissimo tempo soffriva di gravi problemi di depressione che, quella sera, sfociano nel più brutale dei gesti. Nella camera da letto avrebbe aggredito il marito e l’avrebbe ucciso con tredici coltellate. Quando Domenico Fadda accorre nella stanza al piano superiore si trova di fronte a un delitto già commesso.

Questa versione però non ha mai convinto l’accusa. La procura di Oristano fa appello contro la sentenza e ora il processo di secondo grado arriva a un punto di svolta. Il 21 maggio ci sarà la nuova sentenza con la procura generale che appare orientata verso la richiesta di modifica di quanto stabilito dalla corte d’assise nel gennaio di un anno fa.

In questo senso peseranno parecchio le parole del perito che si era occupato del caso di Cogne. Francesco Camana, vice questore aggiunto della polizia scientifica di Padova, ha affermato che alcune delle tredici coltellate, sarebbero state inferte proprio da Domenico Fadda. Non sa spiegare quali né riesce a ricostruire la dinamica precisa di quei gesti brutali, ma è certo che l’allevatore abbia partecipato alla lite finita con l’omicidio. Attribuisce a quest’ultimo alcune impronte lasciate sul luogo del delitto e che, sinora, non erano state prese in considerazione perché i carabinieri del Ris le avevano considerate inquinate e quindi inutilizzabili in un processo. Allo stesso modo le tracce di sangue sulla manica del giubbotto dell’allevatore sarebbero compatibili solamente con la sua partecipazione all’accoltellamento.

Ma, accanto a quello del conosciutissimo dottor Vindice Mingioni, anche la difesa, affidata agli avvocati Raffaele Miscali e Agostinangelo Marras, ha un nome altisonante da proporre. È quello del professor Adriano Tagliabracci, perito per la procura nel caso dell’omicidio di Melania Rea e per la difesa per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco. Da entrambi arrivano smentite alla tesi proposta dall’accusa. La questione delle impronte attribuite all’imputato sarebbe solo una deduzione non supportata da riscontri scientifici. Così come la questione del sangue nel giubbotto. Le tracce, per la difesa, sono facilmente spiegabili col fatto che Domenico Fadda intervenga per portar via la sorella, la quale – lei sì – era intrisa del sangue del marito, tanto da lasciare ovunque segni ben visibili. Cosa che non avviene per il fratello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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