Pagamenti legge 162 in ritardo di sei mesi il Comune protesta
Impossibile anticipare i fondi regionali per l’anno in corso Disagi e difficoltà per le decine di operatori impegnati
LACONI. Ancora ritardi nei pagamenti dei progetti di assistenza della 162.
Continuano le proteste dei lavoratori e dei beneficiari dei piani personalizzati che attendono la liquidazione delle mensilità del 2014 dal comune.
La situazioni di fatto non cambia, nonostante il mese scorso la Giunta comunale abbia deliberato l'utilizzo di risorse del bilancio comunale per far fronte alle legittime esigenze dei beneficiari degli interventi 162 e delle leggi di settore, consentendo il pagamento delle provvidenze dovute relative ai primi mesi dell'annualità 2014.
Notevoli i disagi; si tratta complessivamente di 110 piani di assistenza e nella quasi totalità, di utenti e lavoratori senza o con redditi risibili.
Dopo numerose segnalazioni, il caso è stato sollevato, ancora una volta, dal gruppo dei Democratici laconesi.
«Non vogliamo assolutamente pensare che quell'atto (la delibera) debba essere letto solo come un placebo per la nostra protesta» dicono i consiglieri Orgiu e Cossu.
«L'ultimo rimborso disposto si riferisce al mese di gennaio, mentre in tanti non hanno ancora percepito neanche il rimborso dei contributi previdenziali Inps relativamente al 4°trimestre 2013, anticipati da ciascun disabile beneficiario dell'assistenza – spiegano i democratici – che chiedono, pertanto, al sindaco di intervenire per rendere esecutiva quanto prima la delibera.
È di poche settimane fa anche l'appello e la richiesta di intervento, che il primo cittadino Paolo Pisu ha rivolto all'assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru.
«L'assessorato – dice Pisu – ha provveduto ad accreditare le risorse relative al saldo 2013; per quest'anno il Comune non ha ancora ricevuto le risorse destinate a questi interventi. Per gli amministratori locali c'è grande difficoltà a trovare le risorse per poter anticipare le somme per la gestione dei piani.
È una situazione che crea molto imbarazzo e porta ad un rapporto non corretto sia con i beneficiari diretti, sia con le persone che prestano loro servizio».
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