La Nuova Sardegna

Oristano

I malanni del porto: traffici in calo e impianti a pezzi

di Roberto Petretto
I malanni del porto: traffici in calo e impianti a pezzi

La struttura della zona industriale ha bisogno di un rilancio Ma c’è grande incertezza sulle prospettive di sviluppo

26 maggio 2014
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ORISTANO. È giusto continuare a credere nei sogni? È giusto continuare a pensare che le banchine del porto industriale di Oristano possano avere un futuro diverso da questo presente grigio e incerto? A ogni campagna elettorale, come in un rosario mandato giù a memoria, l’elencazione delle potenzialità dell’Oristanese, si snocciola sempre anche il nome del porto industriale. Però le potenzialità di cui molti, nel corso dei decenni, hanno parlato, sono sempre lì, ma incrinate come i moli con le loro crepe.

Da un lato il porto vede un costante calo dei traffici, dall’altro la struttura ha bisogno di interventi di manutenzione straordinaria. L’allarme lo ha lanciato, di recente, il neo consigliere regionale del Pd, Mario Tendas, che il porto lo conosce bene (è dirigente della Martini).

Tendas, in una interrogazione alla giunta, ha chiesto « interventi immediati e mirati perché sono a rischio alcuni servizi essenziali per la gestione dei traffici tra i quali il servizio rimorchiatori con grave pregiudizio per l'intera funzionalità del porto».

Bisogna, al più presto, mettere in sicurezza le torri faro pericolanti, sistemare il quadro elettrico generale che non consente di illuminare il porto, sistemare ampi tratti di banchina, manto stradale e varco doganale che «al momento, per lo stato di degrado in cui versano, creano problemi per la sicurezza portuale».

Occorrono quindi risorse per lo scalo oristanese. Ma con quali prospettive? Per le crociere non ci sono le condizioni adatte. Qualche tentativo c’è stato, ma è rimasto isolato. Rimane la vocazione da scalo merci, ma anche in questo caso i numeri degli ultimi anni non sono confortanti.

I dati dei traffici nel porto industriale relativi al 2013 parlano di una riduzione del 3 per cento rispetto all’anno precedente. Che già era stato negativo. «Già nel corso del 2012 – spiegano al Consorzio industriale – si era registrata una flessione sul totale delle movimentazioni (-21,28 per cento) riconducibile alla paralisi del mercato dell’edilizia e alla crisi dei settori che gravitano attorno ad esso».

Nel 2013 nel porto sono state movimentate merci per 1.191.441 tonnellate con 281 navi in transito.

La parte più cospicua dei traffici rimane quella delle merci in ingresso: ne sono state sbarcate 730.718 tonnellate. Un andamento sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Ne sono state invece imbarcate 460.723 tonnellate. «I traffici di queste ultime – spiegano ancora dal Consorzio – riguardano la bentonite (132.918 tonnellate), il feldspato (248.740 tonnellate) e la perlite (79.065 tonnellate).

Il numero di merci movimentate nel 2012 era stato di 1.288,463 (1.560,589 nel 2011) e il numero di navi in transito nello scalo portuale è risultato pari a 308 (349 nell’anno precedente). Il calo, dunque, è costante e, apparentemente inarrestabile.

«La diminuzione dei traffici nel 2012 ha riguardato un po’ tutte le tipologie di merci, sia sbarcate che imbarcate – spiegano ancora dal Consorzio –. Osservando quelle sbarcate, rispetto al 2011, si è rilevato un leggero aumento del tonnellaggio di bitume e di legumi importati, mentre è stato più considerevole quello di mangimi».

Alla luce di questi dati la classe dirigente provinciale (se ancora esiste e ha poteri per decidere qualcosa) e regionale (se ancora ha attenzioni e risorse per questo territorio) devono decidere cosa fare del porto.

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