La Nuova Sardegna

Oristano

Arrivati a Samugheo i profughi eritrei

Una trentina di immigrati: 27 uomini e 3 donne. Saranno ospitati nell’agriturismo “da Lino”

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SAMUGHEO. Sono una trentina i cittadini di origine eritrea arrivati ieri a Samugheo, dove soggiorneranno fino a che non otterranno il riconoscimento dello status di rifugiati politici. Per i prossimi mesi la loro casa sarà l’agriturismo Da Lino, l’azienda a conduzione familiare di Emanuele e Patrizia Flore, e Samugheo sarà il loro paese d’adozione.

Sin dalla mattina i gestori erano in fibrillazione per l’arrivo degli ospiti, atteso a inizio settimana e rinviato di giorno in giorno per il protrarsi dei tempi legati agli adempimenti burocratici e ai controlli sanitari nell’ isola di Lampedusa, che gli stranieri hanno lasciato ieri mattina alla volta del porto di Cagliari. Il viaggio verso il cuore della Sardegna è terminato intorno alle 15,30 in località Is Craviores, ai margini della provinciale che collega Samugheo a Busachi. I trenta eritrei sono stati accolti dai gestori, dal parroco don Alessandro Floris, dal sindaco Antonello Demelas e dai carabinieri della stazione, che si sono adoperati per facilitare la comunicazione tra le due delegazioni.

Le differenze linguistiche non saranno comunque un problema grazie alla discreta padronanza dell’italiano esibita da uno dei cittadini nord africani, che nella terra natale parlano prevalentemente il tigrino e l’arabo.

Dopo un’informale cerimonia di benvenuto gli ospiti sono stati rifocillati. Del gruppo fanno parte ventisette uomini e tre donne, in maggioranza ortodossi. La prima cosa che hanno chiesto è stato di poter comunicare con le rispettive famiglie, dopodiché hanno domandato se fosse possibile avere dei giochi da tavolo. Difficile dire quanti abbiano lasciato i congiunti in patria e quanti siano stati preceduti nella fuga da figli, mogli, fratelli o genitori.

Per tutti loro, provati dalla pericolosa traversata e dalle ripetute trasferte da una regione sconosciuta all’altra, si profila un periodo di adattamento dove fondamentale sarà il calore e l’accoglienza che gli riserverà la comunità ospitante, per la prima volta testimone di un’operazione umanitaria di questo tipo ma non certo nuova a slanci di generosità.

«Mi sono apparsi sereni, tranquilli, molto educati» ha dichiarato Patrizia Flore descrivendo l’impatto iniziale con gli ospiti, in favore dei quali ha lanciato un appello: «Hanno bisogno di vestiario perché possiedono soltanto gli abiti che indossano. Insieme alle associazioni locali abbiamo già raccolto qualcosa ma non basta» ha aggiunto la titolare dell’agriturismo. Un’analoga richiesta d’aiuto ha rivolto il parroco ai samughesi dal pulpito della chiesa di San Sebastiano al termine di una funzione religiosa.

Maria Antonietta Cossu

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