Un rudere costato 160mila euro
A San Salvatore di Cabras una casa acquistata dal Comune nel 2009 cade in pezzi
CABRAS. Un progetto in lista d’attesa dal 2009. Sono passati cinque anni da quando è stata conclusa una delle più controverse operazioni immobiliari condotte dal Comune di Cabras che, un anno dopo l’insediamento della prima giunta guidata da Cristiano Carrus, aveva acquistato una delle “cumbessias”, o “domigheddas”, nate attorno alla chiesa del villaggio per dare rifugio agli agricoltori e ai novenanti del diciassettesimo secolo. L’amministrazione entrò in possesso del titolo di proprietà della casetta – poco più che un rudere – con l’idea di trasformarla in una piccola casa museo dedicata al villaggio e alla tradizionale processione di corsa degli “scalzi”. Tra le intenzioni, c’era anche l’idea di farne la sede del comitato che ogni anno organizza la festa del villaggio. Da allora, però, si sono perse tutte le tracce del progetto e la casupola cadente è stata utilizzata solo per ricoverare i frutti di un’altra “spesa” compiuta dall’amministrazione comunale. Nel cortile della vecchia casa, infatti, fino a poco tempo fa riposavano i lampioni che facevano parte di un sistema di illuminazione montato e smontato in un amen dall’amministrazione comunale dopo un’accesa diatriba con i proprietari della case, che sostenevano fossero troppi, e dopo un ordine di smantellamento arrivato dalla soprintendenza dei beni paesaggistici di Cagliari e Oristano. Una volta esaurite le funzioni di magazzino, la casetta di San Salvatore è scomparsa dalle cronache e dai progetti dell’amministrazione. Un dettaglio di non poco conto se si considera l’importo della spesa, calcolato dagli abitanti della borgata in 160mila euro di fondi pubblici: «La cifra non è esatta», ha precisato il sindaco, Cristiano Carrus, «ma posso assicurare che non si tratta di 160mila euro. E poi, la casa è stata restaurata, perlomeno in una parte, e non è certo finita nel dimenticatoio». Secondo il primo cittadino, la casa museo di San Salvatore è stata “congelata” a causa dell’assenza delle risorse economiche necessarie a completare il restauro: “Contiamo di recuperare qualche soldo tra le pieghe del bilancio comunale e quando saremo pronti concluderemo l’opera”. Nel frattempo, il 10 febbraio del 2010 sono stati destinati alla casa museo 96mila euro del Piano occupazione del 2007 senza che lo stabile abbia subito modifiche rilevanti, perlomeno dall’esterno. La facciata dell’abitazione potrebbe essere in cima a un'ipotetica classifica del degrado nella borgata e l’idea che quel rudere abbandonato sia costato decine di migliaia di euro toglie il sonno a tanti contribuenti.
Claudio Zoccheddu
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