Blitz, tribunali e inchieste: l’emergenza dei nomadi
L’allarme ha raggiunto l’apice con un caso di prostituzione minorile Ma il problema è vasto e complesso e coinvolge diverse istituzioni
ORISTANO. Era già successo tra settembre e ottobre. Era stato quello il momento in cui era suonato il primo campanello d'allarme. Ma dopo l'arresto del commerciante oristanese accusato di aver pagato una prestazione sessuale a una ragazzina di quattordici anni, il caso esplode nuovamente in tutta la sua preoccupante attualità. È così che i riflettori sono nuovamente puntati su una comunità Rom.
Il caso scottante in questo momento è però proprio quello dell'adolescente adescata per strada, vicino al centro commerciale Porta Nuova e letteralmente salvata dai poliziotti della Squadra Mobile che sono intervenuti, nel parco della Maddalena a Silì, quando la giovane aveva ancora in mano i soldi appena ricevuti per poi compiere la prestazione sessuale.
Già tra settembre e ottobre, quando erano arrivate le prime segnalazioni, la ragazzina era stata messa sotto tutela. Del caso si era occupato il Tribunale dei minori di Cagliari, che però aveva ribaltato una prima decisione. Inizialmente si era stabilito di portarla via dalla famiglia di appartenenza e affidarla temporaneamente all'assessorato ai Servizi Sociali del Comune. Successivamente però, una volta che il tribunale aveva esaminato la questione, il giudice aveva ritenuto che l'ambiente migliore in cui la ragazzina potesse stare era quello della sua famiglia.
Così, anziché mandarla in una casa famiglia - ipotesi che ovviamente era stata prospettata - si è deciso che le persone e il luogo migliore in cui vivere fossero proprio la sua famiglia e la baracca nella quale questa alloggia.
Ora però il tribunale, alla luce del nuovo episodio, potrebbe rivedere la propria decisione. Il Comune ha inviato, come d'obbligo, una nuova relazione in cui si tiene conto anche del caso di prostituzione che l'ha vista coinvolta e che stavolta è stato accertato in tutti i suoi dettagli.
A questo episodio se ne aggiunge una serie di altri. Per tutto l'anno i bambini rom non sono andati a scuola. Il motivo è la mancata esecuzione della profilassi sanitaria resa obbligatoria dal caso di tubercolosi che si era verificato nell'accampamento. I bambini che avrebbero dovuto frequentare scuole e asili dovevano essere costantemente monitorati negli ambulatori della Asl.
Il trasporto doveva essere eseguito dal Comune, ma i genitori dei bambini non hanno mai voluto firmare le autorizzazioni e così la profilassi è saltata. Niente scuole, ma strade quindi per i piccoli rom, visti ripetutamente da mezza città a chiedere l'elemosina accompagnati dai loro genitori. Violazioni di legge palesi che, a questo punto, potrebbero realmente portare a una svolta in tempi assai brevi.
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