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Fasce fluviali, l’assessore vuole il parere dell’università

TERRALBA. Arriva lo studio dell’Università di Cagliari e tutto potrebbe essere rimesso in discussione. Novità per il piano stralcio fasce fluviali: si è tenuto ieri a Cagliari un incontro presso il...

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TERRALBA. Arriva lo studio dell’Università di Cagliari e tutto potrebbe essere rimesso in discussione. Novità per il piano stralcio fasce fluviali: si è tenuto ieri a Cagliari un incontro presso il comitato dell’Autorità di bacino per discutere dell’approvazione definitiva del Piano del territorio di Terralba e Uta, alla presenza dell’amministrazione comunale, dei rappresentanti del comitato Salviamo Terralba, l’assessore regionale Manichedda, i rappresentanti dell’autorità di bacino e i tecnici della Regione. L’arrivo della nuova documentazione dell’Università di Cagliari potrebbe incidere sulla vicenda: «L’assessore ha deciso di rinviare l’incontro a causa dell’arrivo dello studio dell’Università, un lavoro di analisi chiesto mesi fa per avere un parere esterno rispetto alla diatriba tra lo studio della Regione e quello presentato da noi – spiega il sindaco Pietro Paolo Piras –, quindi ci ha concesso tempo per valutare e studiare questo nuovo studio, perciò ci rincontreremo il 7 luglio. Una decisione di buon senso».

Ma quali sono i risultati contenuti da questo nuovo studio? L’amministrazione ha sempre sperato che confermasse i risultati dello studio commissionato dal Comune, ma ancora non c’è stato tempo di prenderne visione. «Non sappiamo cosa si dica nello studio, ma un commento del consulente scientifico della Regione ci fa pensare positivamente. Ha detto che i dati sulla quantità d’acqua erano a suo avviso errati e che non bisognava tenerne conto, e questo mi fa sperare che indichi una minore pericolosità rispetto allo studio della Regione – continua Piras –. Inoltre ha aggiunto che comunque i risultati in termini di perimetrazione delle aree a rischio non cambiavano nonostante il cambio della quantità dell’acqua».

Un commento che per l’amministrazione sembra confermare le perplessità: «Se dice che la quantità di terreno a rischio rimane uguale, anche se l’acqua che arriva è di meno, è una contraddizione, allora è proprio la metodologia usata dalla Regione per determinare le aree a rischio che va rivista» dice Piras.

«Mannichedda – conclude il sindaco – ha detto che la prossima volta inviterà anche l’università per capire quale dei due studi è quello che è davvero valido, è stato imparziale, è questo è ciò che si aspetta da un assessore regionale». (c.d.)

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