Falsi ciechi, sono solo tre su settecento
Antonio Zaru, presidente Uic, riassume la situazione provinciale e denuncia false campagne stampa
ORISTANO. Falsi ciechi o falsa informazione? La differenza non è da poco e così, di fronte a continue campagne di stampa, la sezione provinciale dell’Unione italiana ciechi presieduta da Antonio Zaru dà i numeri. Quelli giusti ovviamente, riportando le cifre veritiere e stroncando il sensazionalismo di certe campagne informative non corrette. Le notizie sui falsi invalidi provocano sempre molta indignazione, ma in realtà i casi accertati sono molti meno rispetto a quelli che inizialmente vengono indicati come tali, magari dopo controlli non esattamente adeguati. Così capita assai spesso che i tribunali ristabiliscano la giustizia.
Per parlare di casi specifici, ci si cala nella realtà provinciale, dove sono soltanto tre le persone sotto indagine su circa 700 ciechi tra totali e parziali. Si parla quindi di una percentuale dello 0,4%. È una cifra minima, quasi fisiologica. Altre due persone, già sottoposte a giudizio, sono stati intanto assolte. «L’Unione italiana ciechi e ipovedenti – spiega Antonio Zaru – non ha mai avuto nè avrà comprensione alcuna nei confronti dei truffatori. Infatti un falso cieco oltre a gettare fango sui malati veri, sottrae preziosissime risorse a coloro che ne hanno diritto. La cosiddetta informazione, invece, se da un lato non perde mai occasione di occuparsi dei presunti falsi ciechi, dall’altro però non trova nè tempo nè spazio per occuparsi delle ingiustizie che colpiscono i ciechi, quelli veri. Per esempio, forse non tutti sanno che in Italia esiste una legge sui centralinisti non vedenti, dov’è prescritto che i datori di lavoro pubblici sono tenuti ad assumere, per ogni ufficio, sede o stabilimento dotati di centralino telefonico, un privo della vista iscritto all’albo professionale».
L’Unione italiana ciechi denuncia quindi il sensazionalismo che si fa su casi quanto mai rari.
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