La Nuova Sardegna

Oristano

La massoneria sarda ha fatto festa in laguna

di Claudio Zoccheddu

Cabras, il Collegio dei maestri venerabili si è riunito nell’oliveto di don Peppi per il solstizio d’estate

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CABRAS. Definirlo come un party esclusivo potrebbe essere addirittura riduttivo. La festa che sabato notte ha animato la periferia cabrarese è qualcosa di più di una serata danzante aperta a pochi intimi. L’appuntamento dell’ultimo fine settimana ha acceso la fantasia dei cabraresi che hanno collocato, nella zona dello storico oliveto di don Peppi, niente meno che un raduno della massoneria sarda.

Il Collegio circoscrizionale dei maestri venerabili della Sardegna ha dunque scelto Cabras per festeggiare uno degli appuntamenti più sentiti dalla loggia e da tutti gli eredi di James Anderson che, nel 1723, codificò le regole massoniche nelle Costituzioni dei liberi muratori che ancora oggi dettano i principi a cui ogni massone deve attenersi.

Sabato, infatti, cadeva il solstizio d’estate. Una ricorrenza che i massoni chiamano Festa della luce per celebrare il momento in cui il sole raggiunge l’apogeo e che, sin dall’alba dell’uomo, è una data in rosso nel calendario delle religioni a tutte le latitudini. Qualcuno dice che il punto più alto raggiunto dal sole sia il momento in cui l’astro diffonde l’illuminazione a cui i aspirano i tre gradi della massoneria, gli apprendisti muratori, i compagni d’arte e i maestri massoni.

I racconti che filtrano dalla zona di Cabras che ha ospitato la festa sono perlopiù vaghi e tutti rigorosamente anonimi. «Erano i massoni che facevano festa – ha raccontato uno dei vicini di casa –. Eravamo stati avvisati che sabato sarebbe successo qualcosa di particolare e che non avremmo avuto nulla da temere, se non un pizzico di stravaganza». Ovviamente, dagli invitati alla festa non è trapelato un solo mormorio e quello di sabato scorso non era esattamente il party più adatto in cui provare l’imbucata.

L’unica cosa che rimane sono quindi i racconti di chi ha convissuto, seppure a debita distanza e fuori dai confini della proprietà privata che ha ospitato l’evento, con i riverberi della festa. Chi si è avventurato a curiosare descrive l’accensione di qualche falò, la diffusione di musiche evocative e lo strano abbigliamento di qualche invitato. Il resto è destinato a rimanere confinato tra i rituali di un’associazione che spesso evita la pubblicità, ma che, passando per Cabras, ha dovuto fare i conti con il chiacchiericcio di un paese sempre molto attento a fotografare le novità e a diffonderle tra un pettegolezzo e l’altro.

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