Disabile e escluso dai concorsi
La storia di un cinquantenne che ha perso il lavoro per una malattia
ORISTANO. Perdere il lavoro a cinquant’anni e correre il rischio di non trovarne un altro. È la condizione drammaticamente comune a decine di migliaia di persone. Un esercito di nuovi poveri, così vengono definiti coloro che, capi famiglia o singoli, non riescono a trovare una occupazione. La storia di Giovanni, 51 anni, da un anno disoccupato, è emblematica del dramma che sta investendo un numero sempre più alto di cittadini, esclusi dalla possibilità di una nuova assunzione e troppo giovani per ricevere una pensione. L’ultimo schiaffo, probabilmente il più doloroso, Giovanni lo ha ricevuto appena qualche giorno fa, quando ha scoperto che lui, pur riconosciuto dall’Inps invalido civile al 64 per cento, è escluso dalle selezioni per le assunzioni nella pubblica amministrazione. «Volevo partecipare alla selezione, riservata agli invalidi civili, bandita dalla Asl. Ma quando mi sono presentato mi è stato detto che a quella selezione non avevo diritto di partecipare».
È così che Giovanni ha scoperto qualche giorno fa che per la legge le invalidità non sono tutte uguali. La sua, psichica, lo esclude dalla possibilità di accedere alla graduatoria per le assunzioni nella pubblica amministrazione. «Per me è stato come un fulmine a ciel sereno. Il bando della Asl parlava di invalidi civili ed io questo sono. Ma quando è stato il mio turno di presentare la domanda, mi è stato detto che io, a quella selezione, non potevo partecipare».
È la Legge 68 del 1999 che prevede questa forma di esclusione e vincola gli invalidi civili per disabilità psichica, ad essere assunti esclusivamente da privati o da onlus e cooperative sociali. «Ho chiesto informazione e persino il medico specialista che mi segue è rimasto sorpreso: nemmeno lui era a conoscenza di questi limiti».
Giovanni fino all’anno scorso era un lavoratore autonomo. Guadagnava abbastanza per mantenere la sua famiglia: moglie casalinga e due figli adolescenti. Una vita normale, fino a quando, una serie di problemi hanno fatto star male Giovanni, che è caduto in depressione. Tanto da costringerlo a lasciare il lavoro che faceva e che gli piaceva. Oggi per tirare avanti, la famiglia può contare solo sull’aiuto economico del padre che è pensionato. «Mi sono curato, sto meglio, ho ritrovato la forza di lavorare ma fino ad oggi ho trovato solo porte chiuse – denuncia Giovanni – questa legge è ingiusta perchéè tratta le persone come me da autentici appestati».
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