Evasione fiscale, Doddore si difende nel processo
ORISTANO. Giornata intensa in tribunale ieri mattina per Doddore Meloni che, assistito dall'avvocato difensore Cristina Puddu, ha dovuto difendersi dall’accusa di evasione fiscale contestatagli dal...
ORISTANO. Giornata intensa in tribunale ieri mattina per Doddore Meloni che, assistito dall'avvocato difensore Cristina Puddu, ha dovuto difendersi dall’accusa di evasione fiscale contestatagli dal pm Paolo De Falco. Ieri è stato lo stesso leader indipendentista a rilasciare dichiarazioni spontanee in merito alle accuse rivoltegli e lo ha fatto durante l’audizione del primo dei testi dell’accusa il maresciallo della Guardia di Finanza che ha svolto gli accertamenti sulle società di Meloni. «Io non ho mai evaso l’iva, semmai ho eseguito le compensazioni come previsto dalla legge negli anni precedenti, ma siccome non avevo soldi neppure per il commercialista, non ho potuto mantenere in ordine i documenti contabili». Ed è stata proprio l’assenza di documentazione, a far perdere, come ha ricordato il pm il diritto alla compensazione.
Il procedimento che vede Meloni imputato riguarda redditi non dichiarati per circa 6,25 milioni di euro, oltre a 850mila euro di Iva evasa. E su questo secondo capitolo si basa il procedimento che continuerà nelle prossime settimane. I procedimenti penali a carico dell'indipendentista, difeso dall'avvocato Cristina Puddu, superano ormai la ventina. Per i fatti contestatigli ieri Meloni era stato arrestato nell'agosto del 2012, a pochi giorni dal quarto anniversario della proclamazione della Repubblica indipendente di Malu Entu.
La vicenda dell'imprenditore di Terralba risale a qualche tempo fa, quando i finanzieri di Oristano iniziarono a indagare sulle società riconducibili a Meloni, contestando diverse violazioni penali e fiscali, quali evasione fiscale con utilizzo di fatture false, occultamento e distruzione della documentazione contabile e falsificazione di etichette attestanti la produzione di alimenti. Meloni avrebbe continuato a evadere le imposte anche dopo l'avvio del primo procedimento penale per i cinque milioni di redditi non dichiarati e 700 mila euro di Iva non versata da tre società commerciali, di lavorazione dei prodotti ittici e di trasporto stradale delle quali era intestatario o che erano comune a lui riconducibili. A margine dell'arresto dello scorso agosto, avvenuto alle prime luci dell'alba, l'indipendentista aveva proclamato lo sciopero della fame e della sete, lamentando una persecuzione da parte delle forze dell'ordine e della natura oristanese per le sue idee politiche. Circostanze che vennero smentite prontamente dalle Fiamme gialle.
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