La Nuova Sardegna

Oristano

Pranzo di Ferragosto per tasche piene

di Pietro Marongiu
Pranzo di Ferragosto per tasche piene

Prezzi alti per carne e pesci locali. Ma nonostante la crisi, gli oristanesi non hanno rinunciato agli acquisti

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ORISTANO. Nonostante la crisi sulle tavole degli oristanesi a Ferragosto non mancheranno i menù a base di pesce, rigorosamente pescato nelle acque del golfo, e il porcetto. Tuttavia i segni del disagio in cui si dibattono molte famiglie oristanesi ieri mattina si notava anche dal fatto che tanti dopo uno sguardo ai prezzi esposti sui prodotti andavano via senza comprare. «Mi servo sempre dalla stessa persona –diceva una signora – che mi fa sempre gli stessi prezzi». Lamentele sui prezzi giudicati troppo alti, tante. Alle 12.30, però, nei due mercati ittici, quello di via Mazzini e quello di via Costa, trovare muggini locali per arrosto (prezzo medio 8 euro al chilo) era pressoché impossibile. Stesso discorso per gamberi freschi (48 euro al chilo), spigole da porzione, orate e triglie (22/25 euro al chilo) o anguille (16 euro al chilo); le ostriche, invece, si vendevano a 15 euro mentre per un chilo di cozze ne occorrevano 5. Gli scampi costavano 35-40 euro al chilo, l’astice (canadese) 45, il pesce spada 24. Introvabile l’aragosta oristanese. Gli unici due esemplari disponibili, pescate nelle acque di Bosa, sono stati venduti alla modica cifra, si fa per dire, di 80 euro al chilo. Mentre la bottarga di Cabras, di media pezzatura, costava 160 euro al chilo. Insomma: per mettere in tavola un menù ferragostano a base di pesce pescato nel golfo di Oristano, ieri occorreva sborsare cifre alla portata di pochi. «I prezzi sono rimasti invariati da oltre una settimana – hanno sottolienato i gestori dei punti vendita dei due mercati cittadini –. I costi sono alti perché lo sono anche le nostre spese: l’Iva sui prodotti ittici, al 21 e al 22 per cento, non aiuta certo a tenerli più bassi. Senza contare i costi di gestione delle strutture». Chi non poteva permettersi il pesce poteva sempre optare per la carne, magari acquistando il maialetto (introvabile l’agnello) del Montiferru, al costo oscillante tra i 12.5 e 13 euro al chilo. Occorrevano 14.50 per un chilo di bistecche tipo fiorentina, di bovino locale di razza Melina e 25 euro per quelle importate dall’Argentina. All’accenno di qualche timida protesta da parte di un acquirente, i gestori dei banchi della carne, rispondevano che i prezzi erano gli stessi da una settimana. Prezzi ritenuti alti anche per la frutta: fichi dai 3 ai 5 euro al chilo; uva, pesche, prugne, dai 2 ai 3 euro al chilo, angurie 40 centesimi e meloni 80 centesimi al chilo; verdura: melanzane, zucchine, peperoni e pomodori da 1 a 1.50 al chilo. Crisi sì, ma di fronte al muggine arrosto pescato negli stagni oristanesi e al maialetto, nonostante i prezzi salati, un sacrificio si fa volentieri.

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