La Nuova Sardegna

Oristano

Riesplode la guerra tra pescatori

di Caterina Cossu
Riesplode la guerra tra pescatori

Gli “irregolari” denunciano i consorziati: «Ci hanno aggredito». La replica: «Tutto falso, nessuno li ha toccati»

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CABRAS. Riesplode la tensione dello stagno di Cabras: È stata presentata una denuncia con delle accuse molto pesanti: sequestro di persona, violenza privata, rapina. L’altra notte è riesplosa la guerra tra associati del consorzio di gestione e gli altri pescatori considerati dai primi “di frodo”. Contrasti che sembravano sopiti e che invece si sono ripresentati all’improvviso.

L’episodio sarebbe avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì. Ma i dettagli della vicenda saranno ora al vaglio degli inquirenti. Ecco cosa è avvenuto. Due pescatori di Cabras che fanno parte del Consorzio Pontis e che erano di ronda sullo stagno, consuetudine ormai assodata per il controllo delle acque contro la pesca di frodo, hanno colto sul fatto alcuni pescatori non associati al Consorzio.

Poi, le due versioni dei fatti, quella fornita dai presunti aggrediti e quella raccontata invece dai presunti aggressori, si scindono e non combaciano neanche sui numeri. Il gruppo dei pescatori aggrediti sarebbe stato di otto, tra i quali l’acerrimo nemico del Consozio, Pietro Simbula, che ne fu già presidente, ma oggi non fa più parte nella cooperativa che gestisce le attività di pesca dello stagno.

Simbula e gli altri pescatori hanno riferito e messo nero su bianco nella denuncia che i due “guardiani” impegnati nella ronda si sarebbero scagliati sul gruppo “a pugni e calci” specifica Roberto Ligia, il legale che tutela gli interessi di Simbula e amici e che ha assistito il gruppo nella denuncia.

«Li hanno presi e li hanno pure bloccati, non li facevano andare via». Una versione diametralmente opposta è quella invece data dal presidente del Consorzio, Francesco Meli. «Loro hanno fatto di tutto per provocarci e cercare la zuffa, ma nessuno gli ha messo una mano addosso. Loro erano in 5 e noi una decina, io ero presente e mi sono fisicamente messo a scudo tra il nostro gruppo e loro per evitare che ci fosse il contatto perché ci hanno provocato. E abbiamo anche chiamato i carabinieri, che sono arrivati subito» ha sostenuto il presidente.

Il contenzioso nasce da divergenze antiche: mentre i pescatori della cooperativa Pontis sostengono di essere gli unici a poter usufruire dello stagno, gli altri pescatori contestano questa convinzione. «È come con i funghi, anche i pesci sono liberi in un bene comune che sono le acque. Questo perché la concessione al consorzio Pontis non è esclusiva e anche altre cooperative, purché siano tali, possono usufruirne» ha sostenuto l’avvocato Roberto Ligia.

Più volte Simbula e altri ha denunciato di essere stato in vari modi cacciato dallo specchio d’acqua di Mar’e Pontis, e proprio in virtù della sostenuta non esclusività della concessione alla cooperativa Pontis, con altri nella sua stessa situazione ha fondato un’altra cooperativa. Insomma, i “dissidenti” sostengono di avere gli stessi diritti di lavorare degli altri pescatori.

Non solo: l’avvocato di Pietro Simbula e compagni ha rimarcato che nessun diritto hanno gli associati del consorzio di nominare dei vigilantes. «Non hanno l’autorizzazione della Prefettura né il porto d’armi per portare manganelli o altre armi bianche» ha specificato l’avvocato.

La tensione riesplode, proprio in una stagione che, secondo alcune stime, è stata molto fruttuosa per la pesca nello stagno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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