Musica in piazza Roma, le regole e il buonsenso
Si può suonare dal vivo sino all’una di notte, ma solo nel fine settimana L’appello dell’assessore Naitza perché si arrivi a una soluzione condivisa
ORISTANO. «Non dobbiamo pensare a trasformare Oristano in una Ibiza o Palma de Mallorca. Ma la chiusura totale e le lamentele a prescindere contro l’animazione del centro città nel periodo estivo non sono il presupposto giusto per assecondare la vocazione di una città come Oristano, che tutti vogliamo essere quella turistica». È un vero e proprio appello al buonsenso quello lanciato dall’assessore comunale allo Spettacolo, Emilio Naitza, all’indomani dell’episodio che lo scorso giovedì notte ha ammutolito i bar di piazza Roma. Allo scoccare della mezzanotte sono arrivate nel cuore del centro storico le forze dell’ordine, in risposta alle chiamate di alcuni cittadini disturbati dal volume della musica di bar e locali. Norma sul livello dei decibel violata e musica spenta, nessuno spiraglio per le trattative per La Dolce Vita di via De Castro, il bar Arru e Aroma Cafè di piazza Roma, che hanno dovuto silenziare le casse e fermare anticipatamente la serata. Non importa se, nel frattempo, si è sollevata l’onda di indignazione soprattutto da parte di clienti e turisti, che si sono visti interrompere bruscamente la serata estiva che anticipava uno degli ultimi week-end di ferie.
«Quest’episodio, appurata la violazione, deve vedere prevalere il rispetto della legalità in termini di decibel. Ma c’è sempre il buonsenso, regola che ambo le parti devono ricordarsi di applicare oltre alle leggi — spiega Emilio Naitza —. Così come esistono le esigenze dei residenti, non meno importanti sono le esigenze del tutto legittime di chi vuole animare la città nei periodi di festa e allargare di qualche ora il proprio giro di affari».
Per l’assessore allo Spettacolo, il punto di vista degli esercizi come bar e locali del centro raccoglie un punto di favore non indifferente. «Dobbiamo ricordare che nessuno di loro chiede un euro all’amministrazione per organizzare eventi o serate, il fatto di per sé che un imprenditore rischi del suo e metta a correre delle proprie risorse per dare un servizio alla città è una disponibilità che crea un punto di partenza per un dialogo costruttivo tra esercizi commerciali e amministrazione, va valorizzata come risorsa».
Tanto più che le regole a Oristano ci sono. È un’ordinanza del 2010, la numero 156, a porle. «Distinguiamo sempre l’area interna al centro urbano dalla sua area esterna — dice il comandante della Polizia locale, Rinaldo Dettori —. Un discorso a parte, poi, va fatto per la borgata di Torregrande». Gli orari prescrivono dalla domenica al giovedì musica fino alle 24 e solo il venerdì e il sabato fino a massimo l’una nell’area interna. Nell’area esterna al centro urbano, invece, la musica può suonare esattamente un’ora in più, massimo fino all’una dalla domenica al giovedì e solo il venerdì e il sabato notte fino alle 2,30. Questi orari sono specifici per il periodo estivo così come per l’estate 2014, nei 10 giorni a cavallo di Ferragosto, il sindaco Guido Tendas aveva esteso con ordinanza il permesso di fare musica fino alle 3 del mattino nella sola borgata di Torregrande. Il braccio di ferro sugli orari e la diffusione dei decibel tra residenti e locali esiste, però, nella stessa maniera in centro città, fuori le mura e nella borgata marina da molti anni ormai ed episodi come quello dello scorso giovedì notte non fanno altro che gettare altra benzina sul fuoco. «È esagerato dire che Oristano ha fatto una brutta figura — conclude l’assessore Emilio Naitza —. I tempi però sono maturi per affrontare di petto il problema e avviare il dialogo fino a otterene regole certe e stabili, che contemperino le varie esigenze».
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