La Nuova Sardegna

Oristano

Imprese, più iscrizioni che cancellazioni

di Roberto Petretto
Imprese, più iscrizioni che cancellazioni

Le maggiori sofferenze nel settore del commercio e delle costruzioni. L’incognita dell’impatto sull’occupazione

2 MINUTI DI LETTURA





ORISTANO. «Le start-up? Fuffa! Aprite una pizzeria». Il Briatore-style si era esplicitato così nel corso di un incontro con gli studenti dell’Università Bocconi. Meno “app” e più applicazione in lavori tradizionali, magari assaporando il brivido del fare impresa: questo il messaggio lanciato ai giovani. Ma in una fase storica come questa, in un territorio povero e depresso come l’Oristanese, l’invito a fare imprese, a «aprire una pizzeria» è valido?

Una risposta la si può cercare nei più recenti dati disponibili sulle imprese in provincia di Oristano. Si tratta dei dati relativi al secondo trimestre del 2014, forniti dalla Camera di commercio.

Il dato che balza agli occhi è che, contrariamente a quello che si sarebbe portati na pensare, il saldo tra cessazioni e nuove iscrizioni è positivo. Sono state 244 le imprese nate nel secondo trimestre dell’anno mentre 190 sono state quelle che si sono cancellate dai registri camerali. In totale le imprese registrate in provincia sono 15.690, di queste 14.121 quelle attive.

Le maggiori situazioni di sofferenza, scorrendo l’elenco suddiviso paese per paese, sono quelle che si vivono in settori come il commercio e l’edilizia.

A Oristano città il saldo del settore commercio è il peggiore: sono 1.165le imprese registrate, 1.048quelle attive, ma a fronte di 13 nuove iscrizioni sono state ben 25 le cancellazioni. Male anche il settore delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione: 5 iscrizioni, nove cessazioni, per un totale di 294 imprese registrate e 257attive. In tre mesi sono anche sparite altrettante attività manufatturiere, senza che nessuna nuova impresa si sia affacciata sul mercato. Il settore delle costruzioni e quello dell’agricoltura, che dopo il commercio sono quelli più solidi e rappresentativi dell’economia del capoluogo, sono rimasti stabili.

Nei centri più importanti il trend è simile. A Terralba male il setore commercio, con 6 cancellazioni e 3 iscrizioni; a Cabras 4 chiusure e una nuova apertura. In controtendenza Bosa, sia nel settore commercio, dove le cessazioni sono state in numero inferiore alle iscrizioni, che in quello dei servizi di alloggio e ristorazione: 3 aziende neonate e una scomparsa.

Quello che i dati ufficiali non dicono è quanti posti di lavoro siano stati “bruciati” da queste cessazioni, quante famiglie siano rimaste senza un reddito o, ancor peggio, siano ora alle prese con eventuali debiti legati alla chiusura dell’azienda. E solo a chi aveva una pizzeria, per dirla ancora con Briatore, sarà rimasto almeno qualcosa da mangiare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative