La Nuova Sardegna

Oristano

Prende il via la sfida per far rinascere il centro storico

di Enrico Carta
Prende il via la sfida per far rinascere il centro storico

Ieri in Comune si è svolta la prima assemblea pubblica Al via un percorso condiviso che precede la progettazione

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ORISTANO. Nella cartografia ha la forma di un cuore, ma se un medico dovesse fare l’elettrocardiogramma sentirebbe il battito sempre più flebile. Dei trentamila e più residenti, il centro storico ne conta appena 854. Un’inezia con una tendenza allo spopolamento che non diminuisce, ma che la giunta vuole invertire. Una grossa mano dovrebbe arrivare dal Piano particolareggiato che è stato al centro del primo incontro pubblico. Da un lato l’amministrazione e i progettisti, guidati dall’architetto Massimo Carta, dall’altra i cittadini. Ma non c’erano barricate a separarli, perché l’idea dell’amministrazione, rappresentata dall’assessore Filippo Uras e dal sindaco Guido Tendas, è quella di arrivare alla definizione attraverso un percorso condiviso. E così la progettazione è stata preceduta dal dialogo. Nel pubblico c’erano alcuni esponenti di ordini professionali, ma i residenti del centro hanno occupato tante sedie a palazzo degli Scolopi.

Il Piano particolareggiato in vigore è stato approvato negli anni ’90, quando però era già vecchio. La progettazione è addirittura del 1975. Oristano sta quindi operando con regole inadeguate rispetto al balzo in avanti che l’urbanistica e il modo di considerarla hanno fatto.

È da quel punto quindi che partono i progettisti. Il perimetro rimane pressoché immutato: è quello dell’antico percorso murario medioevale che ha per l’appunto la forma somigliante a quella di un cuore. Si divide in 50 isolati e 600 unità edilizie. Col Piano particolareggiato gli obiettivi si moltiplicano. Non si pensa solo al recupero e alla riqualificazione degli immobili privati, ma ci si adopererà affinché abbiano un ruolo determinante gli spazi occupati da edifici pubblici; affinché le case vuote spariscano, il piano energetico sia davvero efficace, il piano della mobilità abbia un senso. L’incentivazione sarà una delle carte da giocare «dietro un’idea di città, un’idea culturale e politica», così come l’ha definita l’architetto Massimo Carta, mentre l’assessore Filippo Uras ha parlato della volontà di portare a 2.000 il numero dei residenti.

Ma visto che si parte dai cittadini, l’assemblea ha contato numerosi interventi del pubblico. L’architetto Maura Falchi ha chiesto che, nell’attesa dell’approvazione, il Comune «inizi a dare segnali sul decoro urbano, partendo dalla segnaletica stradale e occupandosi dei lampioni senza vetri diffusori». L’ex sindaco Sandro Ladu ha concentrato la sua attenzione sul «problema dei tetti in eternit e sulla necessità di creare condizioni favorevoli, attraverso incentivi, affinché gli imprenditori si concentrino sul centro storico». La commerciante Egle Spinardi ha sollecitato «maggiore attenzione per gli spazi in cui si svolgono eventi legati al commercio e agevolazioni per gli operatori». L’ingegnere Carlo Caboni si è soffermato sulla «necessità di recuperare i poli del centro storico, stabilendo il numero di unità abitative abbandonate ed eventualmente rimediando a questo problema attraverso gli espropri». Poi ha ribadito la necessità di dare uno sguardo particolare al recupero e alla fruibilità della reggia giudicale.Per l’ex assessore Carlo Pettinau «il vecchio perimetro è un problema perché contiene vie spezzate a metà. I confini del centro non sono più quelli del medioevo». Daniela Ibba ha chiesto attenzione per il pinao dei colore. L’architetto Gabriele Manca propone di «perseguire chi non usa le case e le lascia crollare. Quelle non recuperate, vanno messe sul mercato». Infine Giuliano Uras, nella duplice veste di residente e consigliere comunale ha puntato ancora sul perimetro attuale e «sulla necessità di ampliare lo sguardo anche verso quartieri comunque storici come Su Brugu o come le frazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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