Dopo il ritrovamento dello scudo su Mont‘e Prama arriva la luce
Mentre dalla “culla dei Giganti” continuano a emergere reperti, è polemica sulla sua illuminazione La scorsa notte il deputato Pili ne ha documentato l’assenza, ma per sopperire arrivano 25mila euro
CABRAS. I prossimi reperti potrebbero contare sulla protezione della luce elettrica. Dopo l’ultimo ritrovamento, sotto uno dei due giganti rinvenuti la settimana scorsa sembra esserci un nuovo guerriero, o perlomeno il suo scudo, il dibattito sulla “questione Mont’e Prama” si è spostato sull’illuminazione del sito. Il primo affondo è arrivato dal blitz notturno del deputato Mauro Pili che, con la sua videocamera, ha filmato e diffuso le immagini del sito in tenuta da notte. Il risultato è stato circa un minuto di registrazione del buio che avvolge Mont’e Prama accompagnato da alcune accuse rivolte ai vertici dello Stato colpevoli – secondo Pili – di aver dimenticato lo scavo e di averlo utilizzato come veicolo di proclami e promesse.
L’illuminazione latita ma la sicurezza, invece, sembra che funzioni benissimo. Mauro Pili è stato fermato e identificato all’ingresso del sito dalla guardia giurata che vigila la collina di Mont’e Prama e che non gli ha permesso l’accesso agli scavi. Il videoappello, registrato durante il blitz, che il deputato di Unidos ha rivolto a Stato e Regione non ha però avuto conseguenze immediate, perlomeno non su vasta scala. Qualcosa si è invece mosso sul piano locale: «Ne parlavo con l’ingegnere del comune di Cabras, la corrente elettrica potrebbe arrivare da una cabina di un’azienda agricola vicina al sito», ha detto uno dei curatori degli scavi, l’archeologo Alessandro Usai. Tra la parole e i faretti ci sono di mezzo circa 25mila euro. Una cifra che non spaventa il tecnico comunale e che dovrebbe saltare fuori da une delle pieghe del bilancio lagunare. Dunque, Mont’e Prama presto potrebbe contare su un piccolo impianto di illuminazione che, in situazioni come quelle tipiche della notte nelle colline del Sinis, è anche uno degli antifurto più efficaci. Anche perché, i tesori da proteggere aumentano di giorno in giorno. L’ultimo ha le fattezze di uno scudo da pugilatore ed è spuntato fuori dalla terra su cui poggia l’ultimo gigante rinvenuto, l’unico che conserva la testa attaccata al resto del corpo. Lo scudo che affiora dallo scavo è per la gran parte ancora interrato. Tuttavia, potrebbe in realtà essere la parte visibile di un terzo gigante. Un’idea che stuzzica ma che non convince gli archeologi: «La posizione del reperto sembra suggerire che si possa trattare di un grosso frammento di uno scudo – spiega Raimondo Zucca, archeologo del Consorzio Uno –, ma per averne le certezza dovremo continuare a scavare e rimuovere il gigante che gli sta sopra». La conta dei reperti, in ogni caso, è destinata ad aumentare. Proprio come l’attenzione generale su un sito archeologico che interessa sempre più il mondo della scienza e quello della politica.
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