Le mega serre fotovoltaiche salvate dal Consiglio di Stato

Narbolia, accolta l’istanza della Enervitabio contro la sospensiva disposta dal Tar. Bufera sulla Regione che ha presentato ricorso, l’assessore Elisabetta Falchi spiega le ragioni

NARBOLIA. Per ora non ci sarà alcun blocco all’impianto di serre fotovoltaiche di Narbolia: il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso contro la sospensiva del Tar Sardegna, presentato dalla Enervitabio Santa Reparata, la società che ha realizzato la centrale. Il pronunciamento, secondo l’assessore regionale all’Agricoltura, Elisabetta Falchi, rende «a questo punto irricevibile la richiesta della Regione». Tra le ragioni espresse nell'ordinanza del Consiglio di Stato si parla di "interesse pubblico attribuito per legge in materia di energie rinnovabili". Il ricorso della Regione contro la sentenza del Tar, a fianco della Enervitabio e contro la posizione portata avanti da comitato di cittadini e associazioni ambientaliste, ha scatenato una fortissima polemica.

L’assessore Falchi ha spiegato la decisione della Giunta Pigliaru: «Non condivido il principio che si faccia business utilizzando l'agricoltura come paravento e già in passato, quando ancora non ero assessore, avevo sollevato dei dubbi su questa operazione. L'unico fotovoltaico da sostenere nelle campagne è quello per i nostri agricoltori e pastori così da abbattere i costi energetici per le aziende e mettere la Sardegna al riparo da eventuali speculazioni. Quindi se avessimo potuto scegliere, nel merito, avremmo detto fermamente di no, ma dal punto di vista giuridico eravamo tenuti a fare ricorso per integrare ed esplicitare le motivazioni dei documenti di convalida, redatti per il progetto da chi ci ha preceduto». Dopo aver ricordato che l’iter per la realizzazione è partito e si è sviluppato ben prima che l’attuale Giunta si insediasse, Elisabetta Falchi ha aggiunto: «Come amministrazione pubblica dobbiamo svolgere diversi ruoli. La Regione deve garantire la salvaguardia dell'ambiente, del paesaggio e della salute dei cittadini, al contempo deve assicurare la tutela del cittadino e dei suoi investimenti, dimostrando affidabilità nel garantire la certezza del diritto, presupposto indispensabile per attrarre nuovi capitali. È necessario inoltre tutelare l'amministrazione stessa dal dover pagare altissimi risarcimenti agli imprenditori che hanno realizzato progetti in Sardegna e che potrebbero rivalersi sulla Regione per eventuali carenze di carattere amministrativo».

La decisione della Regione di ricorrere al Consiglio di Stato aveva suscitato reazioni molto forti: preoccupazione aveva espresso la presidente del Fai Sardegna, Maria Antonietta Mongiu: «per la ricaduta in termini ambientali e sociali». Una preoccupazione rafforzata dai dati in recenti convegni «circa l'installazione di ulteriori impianti produttivi di energia rinnovabile nell'isola. La Sardegna produce un'eccedenza energetica pari al 40% del fabbisogno annuo. A questo dato si somma, come affermato dal Procuratore Capo di Cagliari Mauro Mura, l'inquietante presenza, dietro la progettazione e produzione di energia cosiddetta “pulita”, di zone grigie in cui multinazionali e malavita organizzata hanno la possibilità di investire denaro traendo profitti sicuri». «È di una gravità senza precedenti» e va ritirata.

«In un colpo solo, l'amministrazione Pigliaru sconfessa se stessa e il suo programma elettorale - avevano detto Salvatore Lai, Claudia Zunccheddu e Pierluigi Marotto, presidenti delle associazioni ambientaliste Sardegna Pulita, Sardigna Libera e Sardegna Sostenibile e Sovrana -, mortifica la mobilitazione delle associazioni che difendono il territorio dalle speculazioni».

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