Ristoranti a km zero, i prodotti locali approdano in cucina
Al via il progetto della Coldiretti e dell’Unione dei cuochi Tra gli obiettivi, la tracciabilità delle materie prime
ORISTANO. Prodotti a chilometro zero certificati, diventeranno presto la “materia prima” delle pietanze servite in molti ristoranti e mense della provincia. Parte finalmente il progetto che la Coldiretti provinciale ha avviato qualche tempo fa attraverso un confronto serrato con vari organismi, istituzionali, imprenditoriali e professionali. Prodotti a chilometro zero ma anche, come spiega il direttore della Coldiretti, Ermanno Mazzetti, le eccellenze provenienti dalle aree limitrofe. Insomma, un cibo garantito per qualità e provenienza, come del resto i consumatori da tempo richiedono. Per fare questo hanno unito le forze i produttori, attraverso l’associazione Agrimercato-Campagna Amica e i cuochi e ristoratori del territorio «attraverso una organizzazione logistica e distributiva funzionale per avere menù con prodotti oristanesi e sardi autentici e tracciati», si legge in una nota. «Il motivo conduttore – spiegano ancora gli organizzatori – è il prodotto stagionale e la regia di Coldiretti sarà gradualmente sostituita dall’operatività degli attori principali del progetto». Per realizzare tutto questo, da mesi Coldiretti, Unione provinciale e regionale cuochi, rispettivamente guidate da Giovanni Salis ed Elia Saba, stanno confrontandosi per trovare anche le modalità operative più snelle. Lunedì pomeriggio, alle 15,30, nella sala riunioni della Coldiretti, si terrà il primo incontro con chef e ristoratori dell’Oristanese. «Un incontro – come sottolinea il presidente dell’Unione provinciale cuochi, Giovanni Salis, aperto a tutti gli operatori della ristorazione. Vogliamo discutere e creare un modello per il consumo di tutte le produzioni locali». Sono tanti i prodotti che saranno disponibili attraverso la nuova piattaforma di distribuzione: formaggi, insaccati, legumi, frutta e verdura, olio, miele e confetture, ma anche pane, riso, carni, uova, farine, olive, passata di pomodoro e persino fiori e prodotti per la cosmesi. «Tutela delle biodiversità e consumo locale sono i capisaldi del progetto – spiega Mazzetti –. Consumare i nostri prodotti nella ristorazione, qualifica e attribuisce una ulteriore identità ai nostri esercizi di ristorazione e lega questa identità a una cultura alimentare e produttiva di un intero territorio». E siccome la qualità del cibo ha un fortissimo legame con la salute, il progetto punta ad estendersi anche per garantire la possibilità di consumare prodotti locali alle fasce più sensibili della popolazione «Come nel caso dei bambini delle scuole, i pazienti degli ospedali, gli anziani. Per questo – conclude il direttore di Coldiretti – abbiamo avviato anche un confronto con la Asl, registrando apertura da parte dello stesso direttore generale, Mariano Meloni».
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